Rassegna Stampa

La grande paura. A Rotterdam tra attesa e ansia da vendetta

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 25-02-2015 - Ore 08:34

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La grande paura. A Rotterdam tra attesa e ansia da vendetta

l vento agita le bandiere biancoverdi di Rotterdam, l’Oude Haven — il porto vecchio — è pieno di barche che non fanno più il loro mestiere. Le case cubiche sono lassù, simbolo di una città con la paura dell’attesa e l’attesa della paura per una partita che non sa di calcio, non sa di sport, non sa di niente. Il tassista, Samuel, ha sangue mezzo greco e mezzo olandese, ma parla con l’animo di un italiano: «Incredibile quello che è successo a Roma, una vergogna. Ma le garantisco: gli olandesi non sono così». Per carità. Alle spalle del porto vecchio c’è il consolato italiano: l’avvocato Fabrizia Facchetti parlerebbe anche, ma «su disposizione dell’Ambasciata è meglio star zitti, qualsiasi cosa dica potrebbe essere male interpretata».

LA FAN ZONE - Al porto, invece, hanno voglia di chiacchierare. Perché mettetevi nei panni dei gestori di pub, ristoranti, bistrò, tutto quello che ha fatto diventare questo angolo di Rotterdam un gioiellino a cielo aperto. C’è una telecamera di una tv a riprendere tutta l’area che domani — così ha deciso la polizia locale — sarà adibita a fan zone per i tifosi della Roma. L’attesa della paura è negli occhi, falsamente sorridenti, di Richard Dammers, proprietario del Dutch Maritime Pub. È l’uomo che ha fatto scoppiare il caos due giorni fa, quando aveva annunciato di voler tenere chiuso il suo locale. Per questo, mentre il vento dà una piccola tregua alla mattinata, la polizia entra nel suo locale: «Mi hanno rassicurato — racconta Dammers — Mi hanno garantito tre buttafuori alla porta, aggiungendo che 200 poliziotti saranno qui per tutta la giornata di giovedì, anche dopo la partita, per vigilare e proteggerci. Lei mi capisce, vero? Sono stato il primo ad aprire un locale al porto vecchio: 30 anni fa. Ho dieci persone che lavorano con me, in tutto siamo 12 perché io valgo doppio, giusto? Ecco, non posso mettere a rischio nessuno. Ma la polizia mi ha convinto: terrò aperto. Se viene le offrirò da bere». Bere non si potrà invece all’Apartt bar, dieci metri più avanti: «Lei è italiano? Ah… Perché mi chiede se sarò aperto? Come faccio? Ha visto cosa è successo a Roma la scorsa settimana. Ecco, ci andiamo di mezzo noi, ora. No, questo posto resterà chiuso, non mi interessa nulla del mancato incasso». A metà c’è il Kade4. Il proprietario, Hans Meijer, è per il sì: «Ho parlato con la polizia. Siamo tranquilli, diciamo così». La ragazza del bistrò Nelson, invece, fa una smorfia: «Noi di solito chiudiamo alle 4 del pomeriggio. Per quell’ora non sarà arrivato nessuno, giusto?». No, non è giusto. È che la moneta ha due facce, ora la paura è olandese. La paura sarà nel deserto di un quartiere, Feyenoord appunto, nella zona sud della città. Sarà, ma ieri non era ancora: pochi negozi, un cinema immenso, qualche ristorante, un quartiere industriale al quale arrivi attraverso il ponte Erasmus. Da qui davvero Rotterdam sembra una piccola Manhattan. Il De Kuip è vuoto, il Feyenoord finisce l’allenamento alle 12 e i giocatori filano via nell’indifferenza generale: giusto tre bambini, più attratti dal fan shop alle loro spalle che dai campioni delle figurine. Figurina che in passato è stata quella di John Guidetti, ora al Celtic: la Het Legioen aveva deciso di costruirgli persino una statua, poi non se fece più nulla.

LA SCOMMESSA Non una statua, ma la Barcaccia è la faccia della paura, faccia di circa 300 tifosi romanisti, sui 2.700 in arrivo tra oggi e domani, quelli su cui la polizia italiana ha mandato raccomandazioni specifiche ai colleghi olandesi. Saranno circa 800 gli agenti delle forze dell’ordine al lavoro, tra poliziotti e agenti speciali, il doppio di quanti normalmente messi in campo per una partita del Feyenoord. A preoccupare sono le modalità di arrivo dei romanisti: chi in aereo, chi in treno, non tutti necessariamente da Amsterdam, da dove partirà un treno speciale domani pomeriggio alle 17.15, che fermerà alla stazione del quartiere Feyenoord e da lì un tunnel dirotterà i tifosi romanisti direttamente all’interno del settore ospiti. Non abbastanza, però, per scongiurare il timore che la polizia olandese possa usare il pugno duro alla prima scaramuccia dei romanisti. Stamattina, intanto, arriveranno a Rotterdam anche cinque uomini della Digos. Il comando centrale, giusto dietro la City Hall, ieri pomeriggio era assediato dalle telecamere. Intorno alle 16 un agente spaccia un comunicato anche in italiano. Il titolo, tradotto male, suona beffardo: «Scommessa Feyenoord-As Roma».

NEL FAN SHOP Già, una scommessa. Chissà se la definirebbe così anche Frank, uno degli arrestati di Campo de’ Fiori, commesso di un fan shop del Feyenoord, tornato a Rotterdam dopo aver pagato — o promesso di pagare — 45 mila euro. Dunque, dipendente del club, alla faccia del «noi non c’entriamo niente» della lettera scritta in privato alla Roma. Frank ha 28 anni e non è stato sospeso dalla società. «Non sono un hooligan, non ho fatto niente, spero che il club mi creda», ha detto alla stampa olandese. Per ora il Feyenoord gli crede, eccome. Lui continua a lavorare, il negozio è alla stazione centrale di Rotterdam e, nel dubbio, resterà chiuso per l’arrivo dei tifosi della Roma. «Amico, certo che conosco Frank. Ma ti garantisco che non è qui. È stato qui l’ultima volta venerdì o sabato, non ricordo. Per questa settimana sarà fuori, tornerà la prossima», dice un suo collega. Chissà se è vero, magari Frank è solamente negli uffici dietro allo shop. «Non possiamo dire niente, c’è un’indagine in corso — fa l’addetto alla sicurezza — La società ci impone il silenzio. E poi… Lei fa il suo lavoro, io faccio il mio». Occhiolino e via. A Rotterdam è quasi ora di cena. Un giorno in meno alla paura. Un giorno in meno di attesa.

Fonte: Gazzetta dello Sport/D.Stoppini

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