Rassegna Stampa

Holebas e la parola proibita: "Vogliamo tutti lo scudetto"

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 11-09-2014 - Ore 08:43

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Holebas e la parola proibita:

«Penso che tutti vogliamo la stessa cosa: raggiungere lo scudetto». Per essere uno che è nella Capitale da pochissime ore, José Holebas – ma sulla maglia da gioco numero 25 ha voluto il nome «alla greca» e cioè Cholevas – ha capito subito dove è capitato. D’altronde il suo approdo in giallorosso («un club che ha un grandissimo nome anche a livello europeo») è avvenuto al termine di un percorso umano e professionale che lo ha portato a maturare, come uomo e come calciatore, in anticipo rispetto ai suoi 30 anni. Padre greco e madre tedesca di origine uruguaiana, a 18 anni aveva smesso di giocare e ha aveva trovato un impiego come magazziniere in Germania, prima di ricominciare dalle serie minori.

«Avevo chiuso con il calcio perché dovevo dedicarmi ad altre situazioni e cioè a mia figlia. I miei compagni, nel frattempo, giocavano in grandi club e li vedevo avere successo. Così, passo dopo passo, sono ripartito dal basso e c’è voluta molta fatica, ma alla fine ce l’ho fatta». Parla prevalentemente il tedesco, ma, avendo giocato per quattro stagioni all’Olympiacos (94 presenze, 9 gol e 4 scudetti; 27 presenze e un gol con la nazionale greca), il suo Cicerone dentro Trigoria sarà Torosidis, suo compagno nella selezione allenata da Claudio Ranieri, ex tecnico giallorosso. «È un vantaggio giocare con altri calciatori greci, tra di noi c’è feeling. Ranieri? Con lui non ho parlato della Roma, avevo già avuto dei colloqui con la società. Ho deciso di venire qui semplicemente perché è un grandissimo club. Devo ammettere che ho visto una buona squadra: se vuoi davvero farcela, ti alleni e ci credi puoi raggiungere il risultato».

Con la Nazionale ha disputato l’ultimo Mondiale, con l’Olympiacos ha maturato una discreta esperienza internazionale (18 presenze in Champions League, 9 in Europa League), in patria si è abituato a vincere tutto o quasi: «Ho cominciato tardi, a 21 anni, quando per il calcio si è quasi vecchi. Oggi ho 30 anni ma posso dire di essere ancora affamato di vittorie. Sono un terzino sinistro, ma posso giocare anche centrale. Cercherò di dare il massimo per aiutare la squadra a vincere, poi l’allenatore deciderà dove e quanto usarmi”. E Rudi Garcia sarà chiamato a fare le prime scelte di formazione già dalla gara di dopodomani, ad Empoli, dopo l’esordio con vittoria contro la Fiorentina (2-0) il 30 agosto all’Olimpico. È pensabile un ampio turnover in vista della gara di mercoledì prossimo, in Champions, contro il Cska o sarà dato spazio alla presunta squadra titolare? Dubbi che il tecnico francese risolverà in extremis: si sono allenati regolarmente con il gruppo Maicon e Castan, oggi toccherà a Gervinho e Keita, mentre gli altri nazionali sono rientrati ieri. Tra di loro Daniele De Rossi, protagonista di una polemica a distanza sul ruolo in azzurro del presidente laziale Claudio Lotito, sulla quale, a margine del convegno contro il razzismo organizzato dalla Uefa, è intervenuto anche Mauro Baldissoni. «Per molti – le parole del d.g. – la presenza di Lotito è forse un po’ troppo ingombrante. Evidentemente non ha di meglio di cui occuparsi».

Fonte: Corriere dlela Sera - PIACENTINI

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