Rassegna Stampa

I Celtics e le bandiere incedibili

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 29-06-2013 - Ore 13:00

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I Celtics e le bandiere incedibili

Non si può dire che il presidente James Pallotta non avesse avvisato. Ha detto alla troupe di Rai International che tutti i giocatori della Roma, Totti escluso, sono sul mercato come succede sempre per gli atleti, compresi quelli dei suoi Celtics.

 

Sapeva già che Boston avrebbe sconvolto il mercato Nba mandando a New York (Clippers) due campionissimi come Kevin Garnett e Paul Pierce, più il panchinaro Jason Terry, in cambio di cinque giocatori «normali» ma soprattutto tre prime scelte (draft 2014, 2016 e 2018) con le quali provare a costruire il futuro.

 

Una scelta legata all’età e al monte stipendi. I risultati diranno quanto era giusta o sbagliata. Pierce e Garnett hanno fatto vincere Boston, ma la storia dei Celtics è stata fatta da giocatori come Larry Bird e Kevin McHale, che nella loro carriera hanno vestito una maglia sola: quella verde. Campioni, sì, ma soprattutto uomini nei cui valori di fedeltà e dedizione si riconoscevano tutti i tifosi del «Garden». Lo star system era a Los Angeles, con Magic e Kareem. A Boston c’erano il parquet incrociato e il coro «defense». Difesa.

 

I Bird e i McHale di Roma si chiamano Francesco Totti e Daniele De Rossi. Al primo è stato fatto capire che, per ragioni di età e monte stipendi, il rinnovo del contratto si potrà fare anno per anno e non a lunga gittata, come vorrebbe lui. Al secondo è stato ribadito per l’ennesima volta che è uno come gli altri. Questione di gusti. Per chi scrive, nessuno come Bird e McHale, Totti e De Rossi.

Fonte: Corriere della Sera – L.Valdiserri

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