Rassegna Stampa

I mister provvidenza

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 10-04-2016 - Ore 08:34

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I mister provvidenza

IL MESSAGGERO - CARINA - Gemelli diversi. Bologna e Roma si somigliano non solo per le proprietà straniere. C’è una lunga linea sottile che le unisce (gli ex Fenucci e Winterling, il pressing di Saputo su Sabatini) e le fa somigliare. Soprattutto considerando l’impatto che hanno avuto Spalletti e Donadoni, una volta che hanno sostituito Garcia e Rossi. Sono 12 le partite di Lucio sin qui in campionato: 29 punti sui 36 disponibili (media di 2,41 punti a gara). L’ex ct invece è subentrato in corsa il 29 ottobre. All’epoca il Bologna sembrava spacciato: terzultimo con 6 punti dopo 10 turni, salvezza a -4 ma soprattutto squadra involuta, nel caos e senza idee. Destro fermo al palo, Giaccherini che faticava ad entrare in condizione, attacco che segnava col contagocce (appena 6 gol) e difesa colabrodo (15 reti subite). In due mesi e mezzo è cambiato tutto. Andando proprio a considerare le prime 12 gare di Donadoni, i rossoblù stravolgono la loro classifica. Pronti, via il Bologna ottiene 3 vittorie in 5 gare, dove blocca sul pari interno anche la Roma (2-2). Poi nelle seguenti partite, batte il Napoli (3-2) ed espugna San Siro milanista per 1-0. Tre giorni dopo i rossoneri fermano sul pari l’ultima Roma di Garcia, sancendo l’esonero del tecnico francese.
RINCORSE VINCENTIDue rose nate per obiettivi diversi ma valorizzate soltanto dai due allenatori subentrati. Da inizio novembre, Donadoni è l’unico tecnico in serie A ad essere riuscito a bloccare la Juventus. Per i bianconeri 20 vittorie nelle ultime 21 partite. L’unico mezzo passo falso proprio col Bologna, il 19 febbraio. Un altro elemento li unisce: il decisionismo. Lucio non ha esitato a preferire Keita a De Rossi, promuovere El Shaarawy titolare e optare per Perotti falso nueve con Dzeko nove vero in panchina (anche se domani partirà dal primo minuto). Senza contare la questione-Totti, la metodologia di lavoro imposta a Trigoria («Norman e Lippie sono brave persone, ci si parla bene ma poi si fa un po' quel che mi pare»), la strigliata allo staff medico («Anche i medici devono essere da Roma») fino alla reprimenda pubblica di Sabatini, con tanto di siparietto nella mix zone dell’Olimpico. La rivoluzione di Donadoni è stata più silenziosa ma non meno efficace. Mosse tattiche azzeccate ma soprattutto un gran lavoro sulla testa della squadra e dei singoli. A partire da Destro, che lunedì non ci sarà, fermo per infortunio. Da 0 gol con Delio Rossi, il centravanti è arrivato in poche partite a quota 8. Simile ruolino di marcia per Giaccherini (anche lui out, squalificato): dallo 0 assoluto a 6 reti e 1 assist. 
LE AMBIZIONI RINNOVATEUn ulteriore aspetto accomuna Lucio a Roby. Quando arrivarono entrambi non si posero limiti. Così Donadoni, il 29 ottobre: «Mi piacerebbe parlare d’altro oltre che della salvezza». Fino a quattro gare fa (poi, 1 pari e 3 sconfitte consecutive) ci è riuscito (ha ottenuto una media di quasi 1,9 punti a gara grazie a 28 punti in 15 partite) quando poi, complice qualche infortunio, è arrivata la brusca frenata. Spalletti ha fatto ancora meglio. E per continuare lunedì, può affidarsi sia alla tradizione (mai perdente con Donadoni: 1 vittoria e due pari), sia al cambio di modulo: pronto il 4-2-3-1. 
SZCZESNY RACCONTASe in mediana potrebbe/dovrebbe rivedersi De Rossi, in porta giocherà certamente Szczesny. Che ieri, intervistato da Sky, è stato alquanto sibillino sul suo futuro: «Arsenal o Roma? Ho parlato con entrambi i club, ma non vi posso dire cosa ho detto loro. Tutti sanno, però, qual è la mia volontà». In effetti a Trigoria è il segreto di Pulcinella: il polacco vorrebbe restare anche con il beneplacet di Spalletti. Il ‘problema’ è che Sabatini ha già preso Alisson (al quale è stato promesso che farà il titolare) e la proposta all’Arsenal (rinnovo annuale del prestito) non soddisfa i Gunners. To be continued.

Fonte: IL MESSAGGERO - CARINA

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