Rassegna Stampa

I paletti della Procura per Tor di Valle

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 14-10-2015 - Ore 08:19

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I paletti della Procura per Tor di Valle

IL MESSAGGERO - MENAFRA - Sarà il dossier elaborato dall’Autorità di bacino del Tevere a decidere il futuro dello nuovo stadio della Roma voluto da Pallotta e affidato al costruttore Parnasi. Ieri, il sostituto procuratore Mario Dovinola, d’accordo con il procuratore Giuseppe Pignatone ha chiesto l’archiviazione per il fascicolo aperto sulla base degli esposti di Movimento Cinque stelle e Sel, dedicato ai rischi idrogeologici della zona dell’ippodromo di Tor di Valle dove dovrebbe sorgere la nuova struttura e all’ipotesi che la cubatura extra di 100mila metri quadri non rispetti i vincoli del Comune di Roma, essendo stato ribattezzato come ”parco a tema” sebbene contenga un vero e proprio centro commerciale. 
Nel secondo caso, stando alla lettura data dalla procura, l’aumento di cubature rispetto al progetto dello stadio sarà comunque compensato dai 195milioni di euro in opere di compensazione (lo svincolo autostradale, la deviazione della linea metropolitana Metro B eccetera) messe in cantiere per la realizzazione del progetto. 
LA RELAZIONE
Più complicato il punto che tocca il rischio idrogeologico. Pur chiedendo l’archiviazione, la procura sottolinea che a decidere del destino amministrativo ed eventualmente penale dell’intero complesso saranno le indicazioni contenute nel dossier elaborato dall’Autorità di bacino del Tevere. Nella relazione redatta nell’agosto 2014, l’Autorità aveva sottolineato che edificare nella zona dell’ippodromo di Tor di Valle è possibile solo a patto di limiti molto precisi: «Per la compatibilità idraulica del progetto, nella fase progettuale successiva devono essere previsti i necessari interventi strutturali», diceva il testo. Fermo restando che «la localizzazione dell'opera all'interno della pianura alluvionale del Tevere, poco più a valle della confluenza del fosso di Vallerano, induce a indicare la necessità di approfonditi esami circa il pericolo di assestamento delle formazioni alluvionali in questione, anche in relazione alla determinazione dei flussi idrici sotterranei» e ad altre criticità del sottosuolo. 
Del resto, lo stesso punto era stato messo in evidenza anche dal sottosegretario all’Ambiente Silvia Velo, nell’ambito di una risposta ad una interrogazione parlamentare. La zona, spiegava, è «a rischio idraulico, per esondazione del fosso di Vallerano, e rischio idraulico potenziale per deflusso e accumulo idrico di tipo meteorico», cioè per gli allagamenti causati dal maltempo e dalle acque piovane. Gli interventi previsti dai privati potrebbero «provocare un aggravio del rischio idrogeologico». 

Fonte: IL MESSAGGERO - MENAFRA

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