Rassegna Stampa

I senatori e il ricambio che non c'è

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 06-09-2015 - Ore 09:20

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I senatori e il ricambio che non c'è

REPUBBLICA-INTORCIA- Superman, il Maestro, capitan Futuro. Gli ultimi senatori azzurri hanno nomignoli da manga giapponese, utili a nascondere le rughe. È cominciata la decima stagione dopo il trionfo di Berlino, ma se cerchi un leader devi rivolgerti sempre a quelli del 2006: Buffon, Pirlo, De Rossi. Il ricambio è stato avaro, e quel che resta del blocco meraviglioso si sbriciola, consumato dal tempo. Mentre Buffon spegne 150 candeline azzurre, Pirlo si scopre sotto esame a Palermo – solo a dirlo, sembra un paradosso – e potrebbe persino star fuori,mentre De Rossi, altro centenario, non è sicuro di evitare un’altra panchina. Parlano i numeri: i tre contano in tutto 365 gettoni. Barzagli, altro campione del mondo, 51. Gli altri 24 convocati arrivano tutti insieme a 344. È la cifra che spiega le difficoltà della riforma del Senato. Il capitano comprende persino le ragioni di chi preferisce una cena fuori alla partita: «Non è stata la migliore Italia del decennio. In 18 anni ho visto picchi di entusiasmo e di disinteresse quasi totale, ma questi sbalzi d’affetto rispecchiano l’umore della società. Una volta Italia-Malta accendeva l’entusiasmo, adesso il tifoso è abituato a vedere tanti appuntamenti importanti e davanti a un evento che lo è meno preferisce mangiare la pizza».

Pirlo deve dimostrare che New York non gli ha tolto concentrazione e fiato, un erede Conte mica ce l’ha: «Ogni giocatore ha caratteristiche diverse, Marchisio da De Rossi, Montolivo da Valdifiori», dice Conte. Delle 11 partite dell’attuale gestione, Pirlo ne ha giocate 4, De Rossi 3. Il romanista fu un pilastro del debutto del nuovo allenatore: capitano contro l’Olanda, prezioso in Norvegia. Poi, in un anno intero, ha giocato solo una volta, a Spalato. Buffon aspetta il terzo figlio e sogna il quinto mondiale, non sa quanto durerà questa resistenza, «ma a 40 anni smetto di sicuro. Vorrei prima vincere qualcosa e un Europeo con l’Italia vale una Champions», confida a Sky. «Non punto alle 200 presenze. Spero di farmi trovare pronto per altre dieci, venti, o forse soltanto due. La cosa bella della maturità è che acquisti consapevolezza di ciò che fai, ne assapori il valore e non puoi mai peccare di presunzione o snobismo». L’esperienza gli suggerisce la diplomazia sulla manina di Pellè («Voglio una vecchiaia serena, non incapperò in errori passati: in certe azioni concitate non si ha lucidità»), da leader parla anche dell’emergenza migranti: «L’Europa concerti una soluzione per dare un futuro a persone che vedono in noi il loro sogno»

Fonte: REPUBBLICA-INTORCIA

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