Rassegna Stampa

Ibra, Cavani e l’oro cinese ecco chi muove le offerte che sconvolgono il calcio

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 24-03-2016 - Ore 07:32

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Ibra, Cavani e l’oro cinese ecco chi muove le offerte che sconvolgono il calcio

LA REPUBBLICA - CARDONE - PINCI - La valanga di milioni che la Cina vuole far piovere su Ibrahimovic ha generato un terremoto. Quei settantacinque milioni di euro netti all’anno messi sul piatto da Pechino non hanno spiazzato soltanto il Manchester United e Mourinho, corteggiatori quasi dichiarati di Zlatan. Tutta Europa aspetta di capire se Ibra accetterà, tanti sono convinti che lui sia pronto a rinunciare pur di restare nel giro della Champions League. Pure la suggestione italiana riprende fiato, alimentata dalla giornalista-amica dello svedese pronta a giurare che nei suoi pensieri c’è spazio per una nuova avventura in serie A con un’ambiziosa in crescita, come Napoli o Roma, più che per un ritorno a Milan, Juve o Inter. Ma prima dovrebbe gettar via la proposta choc dei cinesi. Invece la sta valutando insieme all’agente Raiola, che con un “sì” di Ibra potrebbe fregiarsi di aver pilotato il contratto più ricco di sempre. E ora la pesca a strascico del Dragone nel vecchio (e povero) continente ha puntato un altro pesce grosso: per Edinson Cavani sono pronti altri 75 milioni, lui però dovrebbe accontentarsi, si fa per dire, di riceverli in tre anni, 2 milioni netti al mese, più o meno lo stipendio di un certo Messi. Come se i 336 milioni già spesi nei primi 3 mesi del 2016 non bastassero. Ma chi pilota il saccheggio dei campioni europei per conto dei cinesi? Chi vende si cautela pretendendo garanzie bancarie precisissime e concrete. Di certo si sa che i soldi arrivano da fondi governativi partecipati dai colossi dell’imprenditoria locale: trasporti, real estate, nuove tecnologie versano patrimoni enormi in tre o quattro veicoli finanziari che fanno riferimento al Partito Comunista e quindi all’ambiziosissimo segretario Xi Jinping. All’interno di uno di questi fondi si muove il più potente dei mediatori cinesi: Joseph Lee. Chiunque ne parli lo definisce almeno “enigmatico”, di certo rispetto al ’95, anno in cui ha fondato la sua Kirin Sport, la sua influenza è cresciuta esponenzialmente. Noto agente di calciatori brasiliani come Hernanes o Casemiro, in realtà i suoi interessi sono decisamente più estesi, ruotano intorno a società off-shore ed è vicino al colosso Wanda Group di Wang Jianlin, già azionista al 20% dell’Atletico Madrid. Lee è originario di Hong Kong ma dagli anni Ottanta vive a San Paolo, in Brasile. Parla almeno 4 lingue, lavora per lo Shanghai Shenhua – il club che a gennaio ha acquistato Guarin – ma in Cina è ascoltato da tutti: la mission della sua agenzia è (anche) “rendere il calcio cinese più potente e indipendente”. Stesso orientamento insomma della gigantesca campagna di rafforzamento su scala europea di questi mesi. Ma da anni ha anche iniziato a trasferire in Brasile giovanissimi calciatori orientali, sempre con l’idea di far crescere il movimento creando talenti nella scuola più florida del mondo. Intanto oggi far arrivare un calciatore in Cina senza passare per Lee è complicatissimo: Diamanti e Gilardino sono arrivati al Guangzhou grazie alla sua mediazione, come prima era successo anche per Lippi. Se ora la Cina ha un fascino sufficiente a sognare Ibra lo deve proprio a lui, capace di portare in Asia un ct campione del Mondo, seguito dal Pallone d’Oro Cannavaro. Quando a gennaio dall’Italia hanno provato a muoversi senza contattarlo hanno trovato un muro. Per fare mercato in Cina infatti è indispensabile avere una sponda sul posto: anche l’italiano Petricca se ne è dovuto servire per accomodare Zaccheroni sulla panchina del Beijing Guoan. La rete di agenti locali è fortissima e il mercato interno muove cifre comunque enormi (18 mln per spostare Elkeson dal Guangzhou al Sipg). Ma un ruolo centrale nel mercato cinese lo esercitano anche alcuni mediatori serbi che lavorano direttamente per i fondi del governo, individuando e trattando calciatori adatti. E pure chi fino a qualche mese fa giurava che l’invasione rossa sarebbe durata poco deve iniziare a farsene una ragione: la bulimia cinese è soltanto all’inizio e per fermarla non basteranno nemmeno i dubbi di Ibra.

Fonte: LA REPUBBLICA - CARDONE - PINCI

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