Rassegna Stampa

Il battesimo di Conte

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 04-09-2014 - Ore 08:34

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Il battesimo di Conte

Quasi cinquantamila per la ripartenza. I tifosi stasera riempiranno il vecchio, scomodo, fatiscente San Nicola, uno stadio che cade a pezzi, simbolo della decadenza del nostro calcio. La miccia che ha acceso l’entusiasmo è Antonio Conte, il nuovo comandante azzurro, che qui ha vinto, anzi stravinto, il campionato di serie B nella primavera 2009, mostrando per la prima volta il suo talento di allenatore. Per la verità, Bari è sempre sensibile all’azzurro: l’ultima volta, nell’estate 2011, c’erano oltre 40 mila persone, ma era l’Italia di Cassano e Balotelli e di fronte aveva la Spagna campione di tutto (sconfitta 2-1). Inoltre, adesso siamo in piena recessione e disaffezione: subito fuori dal Mondiale, un presidente federale (Tavecchio) che non incontra la simpatia della gente, Lotito presenza ingombrante a bordo campo con il kway della nazionale, appena due squadre in Champions e un campionato invaso dagli stranieri, pochi buoni e moltissimi scadenti.

Conte è la speranza per lustrare la nostra immagine sbiadita e coprire carenze strutturali che difficilmente il nuovo corso federale riuscirà a migliorare. Una luce in fondo al tunnel. La sua esuberanza ha coinvolto la gente (ieri mille tifosi hanno sfidato la bomba d’acqua che si è abbattuta sul San Nicola solo per un saluto al vecchio allenatore). E la squadra, in questi primi giorni intensissimi, tra sedute sul campo e lezioni in auletta, si è appassionata al progetto. «Solo lui può farci vincere in fretta», il parere autorevole di Buffon. Ora però serve il conforto del campo. Per sfruttare l’onda e cancellare il tabù. L’ultimo esordiente a vincere sulla panchina azzurra è stato Dino Zoff 16 anni fa a Liverpool, 2-0 al Galles. «Faccio gli scongiuri, a nessuno piace perdere anche se a Lippi ha portato fortuna, visto che 24 mesi dopo ha conquistato il Mondiale». Conte dice di aver dormito poco in questi giorni «e quando dormo poco penso tanto», magari alla formazione avvolta un po’ nel mistero: «Giocano Sirigu e Marchisio, gli altri nove li vedrete in campo». La difesa è fatta con Ranocchia, Bonucci e Astori, in attacco balla il nome del compagno di Immobile, ma Zaza ha rimontato e scavalcato Giovinco. Candreva e De Sciglio saranno gli esterni,Parolo e Marchisio gli interni con licenza di attaccare la profondità, De Rossi il manovratore. El Shaarawy, leggermente infortunato alla caviglia sinistra, partirà dalla panchina.

Ma al di là degli uomini «conta l’atteggiamento. In questi primi tre giorni ho trovato grande disponibilità e certi movimenti ai ragazzi già vengono naturali. Se continueremo così, ci toglieremo grandi soddisfazioni. Noi vogliamo essere speciali» e le sue parole suonano come una promessa. Conte ha un progetto ambizioso: «È un momento difficile per il Paese e la Nazionale deve essere un esempio. L’unica cosa che mi deluderebbe è se venisse a mancare l’impegno. Rimettiamo in moto il sistema, possiamo essere il traino per il Paese». Equesta è una missione ancora più difficile che vincere contro l’Olanda. Gli Oranje potevamo incontrarli il 5 luglio a Salvador, nei quarti del Mondiale, invece quella di stasera sarà solo un’amichevole anche se prestigiosa. L’Olanda è terza nella classifica Fifa, noi solo quattordicesimi, ma l’effetto Conte si fa sentire. Secondo Stanleybet, agenzia inglese di scommesse, la vittoria azzurra è quotata a 2,30, quella dei nostri avversari a 3,0 4. Antonio sorride parecchio. Un uomo nuovo, almeno in apparenza. Più disteso e meno nevrotico dei tempi bianconeri, emozionato per la prima panchina azzurra che coinciderà con il ritorno in Puglia. In tribuna, come sempre, ci saranno la moglie Elisabetta e la figlia Vittoria, ma anche i genitori, Cosimino e Ada. Conte è sorridente, ma lo stesso intransigente. «I giovani giocano se sono bravi, altrimenti no. Non nego il sogno della maglia azzurra a nessuno, però mi aspetto risposte chiare sia dal punto di vista calcistico che umano ». Balotelli è avvisato. Il c.t. non lo aspetta. Tocca a Mario recuperare il tempo perduto e rimpossessarsi dell’Italia. La missione, adesso, è scordarsi il passato recente e lanciarsi con un briciolo di ottimismo incontro al futuro.

Fonte: CORSERA (A. BOCCI)

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