Rassegna Stampa

Il bello del colore il brutto degli eccessi

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 20-06-2016 - Ore 07:02

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Il bello del colore il brutto degli eccessi

LA REPUBBLICA - MURA - Per Conte, ma Paolo, il pomeriggio è troppo azzurro. Per Conte, ma Antonio, neanche la sera lo è mai abbastanza. Per questo ha lanciato un appello patriottico- cromatico: tutti in maglia azzurra. C’è da capirlo, anche se non fa parte delle abitudini italiane andare allo stadio indossando la maglia della Nazionale. L’industria del tifo ha inventato varianti: elmi da centurione, facce dipinte, così come altri tifosi mostrano berretti da torero, elmi da vichingo, galli, parrucche dei colori della bandiera. Evidentemente voce, fischi e mani non bastano più e il colore non è solo colore, è presenza, sostegno, calore. Più azzurro è lo stadio più gli azzurri si sentiranno a casa, amati e sostenuti come si deve. Strano il momento dell’appello di Conte: prima di una partita scontata con gli irlandesi, non certo di una battaglia campale. Espressione retorica, ma in questi giorni può passare inosservata. In questi giorni di tricolori acclusi ai giornali, e sorvoliamo sui concerti di solo violino, c’è da chiedersi perché l’orgoglio o il piacere di essere italiani saltino fuori regolarmente per un torneo di calcio, e nemmeno di livello mondiale. Certo, è una squadra che ci rappresenta quella di Conte, ma anche quelle di volley e di pallanuoto, anche Pellegrini e Rossi. Se questo amor di patria ci fosse quando si tratta di pagare le tasse, di rispettare la nostra terra e chi ci vive, sarebbe meglio, ma forse è troppo impegnativo. O forse c’è bisogno di innamorarsi, ogni tanto. E allora perché no di una squadra senza stelle, che si fonda sul sacrificio, la sofferenza, la solidarietà, il mutuo soccorso? Una squadra operaia, è stato detto. Giusto. Ma quei valori da Italia operaia l’Italia che conta in genere li ignora, li calpesta o li irride, da molti anni, nella vita di tutti i giorni. Pure, sono bastate due partite per creare un clima da “santi subito” intorno alla squadra. Conte discusso per via del processo (assolto) e della firma col Chelsea? Non scherziamo, è uno dei migliori allenatori del mondo. Tavecchio disastroso costruttore di gaffe da Optì Pobà in là? Giù le mani dal presidente, è il nonno che tutti vorrebbero avere. L’operazione Melassa al Mundial ‘82 era scattata dopo la vittoria col Brasile, ora con maggior anticipo, quasi si volessero indennizzare di corsa gli azzurri per pronostici e valutazioni non entusiastici, anche se aperti alla speranza. Oppure molto dipende da come sono cambiati tempi e modi dell’informazione, con i social network. Che, mi si dice, è impossibile ignorare. Non ho ignorato, anzi mi ha colpito all’ora del primo caffè, il titolo a tutta pagina della Gazzetta: “Mettiamola tutti” (la maglia azzurra). Se il concetto non fosse chiaro, a pagina 2 il pezzo è impaginato a forma di maglia (manica corta). Ricorda i Calligrammes di Apollinaire, giusto per stare in Francia. “L’azur! L’azur! L’azur! L’azur!” di Mallarmé, punti esclamativi compresi, famosa chiusa di una poesia intitolata, guarda caso, “L’azur”. Questo l’ho pensato dopo il terzo caffè. Dopo il primo ho pensato che al titolo mancasse una “s”, ma era una svista mia. E quando dovremmo indossarla? Altro titolo: “Allo stadio, a casa, ovunque”, variante gentile di “credere, obbedire, combattere”, o no? Segue paginata di facce note in maglia azzurra, da Montezemolo al sommelier Luca Gardini, da Kekko dei Modà a Miss Italia. Non so quanto il sostegno di Kekko, o l’immagine di una famiglia di Sondrio tutta in azzurro, aggiusterà la mira di Immobile, ma va bene così. Solo una cosa vorrei dire a Conte, da vecchio del settore: non è l’abito che fa il monaco né la maglia che fa il bravo tifoso. I panzoni inglesi, i mazzieri russi, i rasati tedeschi, i lanciatori croati avevano tutti addosso la maglia della loro Nazionale, e perdipiù erano allo stadio. Purtroppo.

Fonte: La Repubblica - Mura

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