Rassegna Stampa

Il calcio obeso attende il big bang della moviola

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 23-10-2014 - Ore 07:46

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Il calcio obeso attende il big bang della moviola

Lo sport si nutre di credibilità. La credibilità, di etica. Più le regole sono semplici, riconoscibili, condivise più sarà facile affermare entrambi i valori. Il calcio attraversa un periodo storico di grande confusione. Da anoressico che era, è diventato obeso di cavilli, di postille, di circolari che correggono, confliggono, rimescolano. Gli arbitri ne incarnano i confini, sempre più ambigui. Il baseball è arrivato ad averne sei. Il football americano, persino sette. Nel basket, da due sono passati a tre. Positiva o negativa che sia, l’evoluzione di una disciplina si accompagna ai cambi del regolamento tecnico, e alle direttive impartite agli sceriffi che devono applicare le leggi.

Parlare di terna, nel lessico del calcio moderno, non ha più senso. Gli «ufficiali», oggi, sono sei: l’arbitro principale, i due assistenti, i due giudici di porta (o addizionali), il quarto uomo. L’avvento degli auricolari avrebbe dovuto snellire il traffico interpretativo, riducendo i tamponamenti. Viceversa, mani-comio e fuorigiochicidio hanno reso più complessa la missione, visto che di missione si tratta, e non di semplice mestiere. Ecco perché sono rimasto sorpreso dall’ultima proposta di Michel Platini. Il cartellino bianco: dieci minuti di espulsione per i «protestanti». Trovo che sia un eccesso di zelo del quale, sinceramente, nessuno avvertiva l’esigenza. Tranne, naturalmente, le società coinvolte: chi di noi non baratterebbe un rosso classico e una squalifica di due turni (minimo) con un pedaggio così a buon mercato?

Fifa contro Uefa, Joseph Blatter «versus» monsieur Platini. Aspettando il big bang della moviola in campo, si procede a piccole scosse, con il rischio che lo scheletro della partita salti per aria. Un conto è la svolta clamorosa, netta, come fece la pallavolo introducendo, dagli Europei del 1999, il «rally point system» (un punto a ogni azione). E un conto, la sindrome del rubinetto, una goccia qui e una là, fino ad allagare il bacino delle norme. Come se il calcio volesse evadere dalla gabbia dei suoi novanta minuti e da quel catechismo, severo, che le televisioni hanno aggredito fino a rigare il potere assoluto di coloro che lo maneggiano. C’è bisogno di impatto scorrevole, e non già di lettura sottile, sfuggente. Albert Camus, che amò il ruolo di portiere non meno della letteratura, soleva dire: «Chi scrive in modo chiaro ha dei lettori. Chi scrive in modo oscuro ha dei commentatori».

Vale anche per i legislatori sportivi. Il calcio è una polveriera, occhio ai cerini accesi per sfizio (e non per necessità). Avete presente il gol di Bonucci alla Roma? Quando il fuorigioco era una cosa seria, sarebbe stato annullato per la posizione di Vidal. Adesso che non lo è più, quel gol è legale. Prova ne sia la rete di Aguero in Manchester City-Tottenham, convalidata nonostante Lampard ostruisse «alla Vidal», con tanto di saltello, la vista/visuale/visione di Lloris. E ubi Premier… Vallo a spiegare al popolo romanista. Almeno in questo caso, la gestione di Rocchi non fu «anomala ».

Fonte: GASPORT (R. BECCANTINI)

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