Rassegna Stampa

Il capitano: troppo bello

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 21-04-2016 - Ore 07:19

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Il capitano: troppo bello

IL TEMPO - MENGHI - Sarà che il destino ha un senso dell’umorismo particolare, sarà che il calcio è imprevedibile e le favole non esistono solo per gli altri. Il finale è tutto da scrivere, e difficilmente sarà lieto. Certo se terminasse così non sarebbe nemmeno tanto male, ma le lacrime dei tifosi non volevano essere d’addio, anzi. Totti ha fatto commuovere l’Olimpico e balzare dalla sedia Pallotta dall’altra parte dell’Oceano: «Stavo ancora esultando per il primo gol quando ha fatto il secondo. Sono orgoglioso di lui». Il numero 10 ha schivato microfoni e addetti stampa uscendo dal campo dopo la doppietta che ha fatto rinsavire la Roma, si è negato alle tv ma si è concesso una frase lasciando lo stadio: «È stata una bella emozione». Fine. O forse no. Sicuramente è stata la terza nelle ultime 3 partite, in cui è stato usato poco ma ha fruttato tanto: assist per Salah contro il Bologna, gol del 3-3 all’Atalanta e lo show da 10 e lode di ieri sera. È entrato all’86’ e ci ha messo appena 22 secondi per risultare decisivo. La storia in un attimo, poi il rigore. Un paio d’ore prima Baldissoni aveva parlato di lui, del suo futuro che tiene in sospeso l’intera città, alleggerendo Spalletti dal peso della responsabilità più grande che si possa avere a Roma: la gestione di Totti. «La discussione tra la società e Francesco – ha sottolineato a Mediaset il dg – è iniziata prima dell’arrivo di Spalletti. La chiarezza è l’unica cosa che non manca, il fatto che non facciamo comunicazioni ufficiali non vuol dire che non ci sia: stiamo aspettando che i protagonisti decidano qualcosa di definitivo».

Pallotta e il capitano giallorosso si sono parlati e stanno continuando a farlo: «Ognuno conosce la posizione dell’altro e il dialogo va avanti». Il problema è che le parti non la pensano allo stesso modo, perché la società ha chiesto a Totti di pensare a cosa fare per i prossimi 6 anni da dirigente, nel ruolo che preferirà ma di sicuro non in campo, e invece lui è lì che continua ad esprimersi nel modo migliore. Segnando, emozionando e portando punti pesantissimi. Magari tutte le litigate potessero portare ad una pace così. «A Bergamo non è successo nulla, è normale – ridimensiona Baldissoni – un po’ di nervosismo dopo una partita che non è stata soddisfacente per nessuno all’interno della Roma. Ci saremmo preoccupati di più se ci fosse stata calma. L’importante è che tutti tornino al lavoro con lo stesso obiettivo. Il resto sono chiacchiere, non possiamo fermarle e non ci interessa». Baldissoni non vede un dualismo tra Totti e Spalletti: «Sono figure compatibili, basta guardarli in campo per capirlo». L’Olimpico, però, una scelta l’ha fatta: ha fischiato Spalletti alla lettura delle formazioni e ha cantato a gran voce per Totti, che al 3-2 è andato sotto la Sud a prendersi la valanga d’amore del suo pubblico. Anche il tecnico toscano l’ha applaudito e a fine gara gli ha concesso i giusti meriti: «Ha fatto la differenza, sembrava telecomandato. È stato bellissimo il boato dello stadio, è difficile questa gestione, ma con lui in campo non soltanto i giocatori hanno una spinta emotiva impressionante, ma anche l’Olimpico è nostro. Contro una squadra che si chiude Totti è il meglio che c’è».

Spalletti arriva anche ad ammettere che «è stata una partita dura, poi è entrato lui, forse un po’ tardi». Stuzzicato sulla possibilità del rinnovo di un anno, l’allenatore risponde così: «Se vuole restare a fare il calciatore io sono il primo ad essere felice, ma continuerò a fare il tecnico e a metterlo solo quando ne avrò bisogno. Diventa una "belvettina" quando è in attesa di giocare. Tra la mia e la sua posizione c’è talmente tanto affetto e amore per la storia di questo calciatore che probabilmente ci mette contro. Domani (oggi, ndc) si va a cena fuori a festeggiare».

Avrebbe tanti motivi per farlo Totti, che una doppietta non la faceva dal «derby del selfie» con la corsa sotto la Sud replicata ieri tra ricordi e speranze, e al Torino ne aveva già fatta una nel 2008 in Coppa Italia. Questa vale 303. Numeri che fanno parte di una lunga storia, arricchita da un nuovo vibrante capitolo, in attesa di leggere la parola «fine».

 

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