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Il caso L’inchiesta diritti tv, una matrioska con tre filoni 943 milioni a stagione: è quanto incassa la Lega Calcio dai diritti tv per il triennio 2015-2018

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 12-10-2015 - Ore 06:47

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Il caso L’inchiesta diritti tv, una matrioska con tre filoni 943 milioni a stagione: è quanto incassa la Lega Calcio dai diritti tv per il triennio 2015-2018

CORRIERE DELLA SERA - FERRARELLA - È un’inchiesta giudiziaria ma somiglia a una matrioska di almeno tre filoni il fascicolo «a carico di Baroni Andrea più altri» emerso venerdì scorso dalle nebbie del segreto istruttorio con l’arresto in Svizzera per riciclaggio proprio di questo fiscalista della Tax and Finance di Lugano. 
Tanto che solo poco a poco si comincia a mettere a fuoco ad esempio che, per la parte di fascicolo che a carico di alcuni degli indagati ipotizza il già noto reato di «ostacolo all’attività dell’autorità di vigilanza», l’autorità in ipotesi ingannata sarebbe la Covisoc, cioè la Commissione per la vigilanza e il controllo delle società di calcio, e non l’Antitrust garante della concorrenza, che pure in maggio, con riferimento alla gara per la vendita dei diritti tv del calcio di serie A e B, aveva avviato accertamenti su eventuali condotte potenzialmente restrittive della concorrenza concordate fra gli operatori Sky, Mediaset, Lega Calcio e Infront Italy, l’advisor di Lega Calcio. Infatti, nella propria indagine sui rapporti tra uomini o strutture riferibili a Tax and Finance e uomini o strutture riferibili a Infront (che dice di non aver «mai intrattenuto alcun rapporto con la Tax and Finance»), la Procura milanese ipotizza che siano state utilizzate complicate operazioni finanziarie all’estero per fare il maquillage ai sofferenti bilanci di qualche squadra di calcio di serie A, che altrimenti avrebbe avuto problemi a farli rientrare nei parametri pretesi dalla Covisoc per dare l’ok per l’ammissione ai campionati. Ieri, ad esempio, il Sole 24 Ore ha segnalato due operazioni di abbattimento dei debiti di Bari e Genova. 
L’asta per i diritti tv per il campionato in corso e per quelli dei prossimi due anni, invece, è l’oggetto vero e proprio dell’altro filone di indagine per «turbativa d’asta» e «turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente». In questo caso, stando a quanto riportato nelle motivazioni delle richieste di documenti, l’ipotesi è che la Infront di Marco Bogarelli, insieme ai dirigenti di Rti (gruppo Mediaset) Marco Giordani e Giorgio Giovetti, «abbia turbato il procedimento amministrativo diretto a stabilire il contenuto dei bandi», e «il corretto e imparziale svolgimento delle gare», per «condizionare le modalità di scelta, violando i canoni di trasparenza e leale concorrenza». La commercializzazione all’estero di questi diritti tv è stata poi affidata dalla Lega Calcio alla società di un’altra delle persone che sono state oggetto di perquisizione in questi giorni, e cioè alla Mp & Silva Group di Riccardo Silva, più noto ai tifosi per esser stato fra i fondatori del canale tematico rossonero Milan Channel con Bogarelli e Andrea Locatelli (altro consigliere di amministrazione di Infront pure indagato come Giuseppe Ciocchetti). Per ora col cerino in mano più di tutti rimane Baroni. Il quale — non per le vicende dei diritti tv o dei bilanci delle squadre di A, né tantomeno per la trattativa sul Milan del magnate asiatico Bee Thaechaubol, al quale la Tax and Finance sta fornendo consulenza — è finito venerdì a San Vittore per la parte sinora più concreta e matura dell’inchiesta: le operazioni di impiego di capitali contestate come «associazione a delinquere» finalizzata al «riciclaggio» di denaro di provenienza illecita, soprattutto da evasione fiscale, di imprenditori italiani poco noti, ma molto ricchi. 

Fonte: CORRIERE DELLA SERA

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