Rassegna Stampa

Il coro della curva “Romani bastardi non finisce qui”

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 07-05-2014 - Ore 09:11

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Il coro della curva “Romani bastardi non finisce qui”

La partita di Genny ‘a carogna finisce quattro ore prima del fischio d’inizio, quella per Ciro Esposito e contro i romanisti dura tutti i novanta minuti. 

Era la gara più attesa e più temuta, dopo la follia che aveva accompagnato la finale di Coppa Italia. Ma nello stadio blindato con 400 agenti delle forze dell’ordine la tensione, fortunatamente, si scioglie molto presto.

In Curva A, gli ultrà sono tutti al loro posto nonostante il Daspo che alle cinque del pomeriggio viene notificato al loro leader. Un solo striscione, dedicato al trentenne rimasto gravemente ferito nella sparatoria di sabato. I cori sono tutti contro i romanisti e per Ciro. «Parlate di lui, invece che di Genny», si sfogano gli ultras. Le magliette nere “Speziale libero” sono rimaste nel cassetto dopo una discussione fra i gruppi.

Ne spuntano tre (due nei Distinti e una in curva A), subito individuate dai poliziotti: e per tutti e tre i tifosi che la indossavano scattano i Daspo. Ma nello stesso settore viene esposto lo striscione “Ciro, batti il rigore della vita”. Gli ultras della Curva B lasciano invece vuoto il settore centrale dopo il Daspo che ha colpito uno dei capi della tifoseria, Massimiliano Mantice. Anche qui un solo striscione: “Ciro non mollare”. Quando la partita col Cagliari comincia, la B resta in silenzio, la A mette nel mirino i romanisti, ai quali viene attribuita la responsabilità dell’agguato in cui è stato ferito Esposito. “Romanista pezzo di m…”, “Non finisce così”, “Romano bastardo”, “Romanista poliziotto” e anche uno “Spaccarotella ultras romanista”, con riferimento al poliziotto che sparò a un ultrà della Lazio. E poi, slogan come “La fede non si diffida”, “Libertà per gli ultrà” “Ultras liberi”.

“Vergognatevi”, “La rovina dell’Italia siete voi” e via di questo passo, secondo un copione che lascia comprendere come le ferite aperte dai tragici e assurdi eventi di sabato sera non saranno rimarginate tanto facilmente, anche perché giunti al culmine di una stagione resa ancor più complessa dall’escalation in numerosi stadi italiani di cori di discriminazione territoriale.

Poi, quando sul dischetto del rigore si presenta Marek Hamsik, si ritorna a cantare per un calciatore, proprio il capitano che sabato sera era andato sotto la curva dell’Olimpico a parlare con Gennaro De Tommaso detto ‘ a carogna. La palla batte sulla traversa ma lo stadio applaude lo stesso e grida“Marek, Marek”. Lo slovacco ringrazia e pazienza se Dzemaili gli ruba il pallone del terzo gol, quello che rilancia il coro “Chi non salta è romanista”. La giornata più lunga degli ultrà napoletani era iniziata in mattinata, alla riunione dei gruppi organizzati della Curva A.

Si è discusso a lungo sull’idea di indossare migliaia di magliette nere con la scritta “Speziale libero”, la stessa con la quale De Tommaso era stato immortalato sabato sera all’Olimpico. 

«Voleva essere un segnale di solidarietà a Genny, non una sfida allo Stato», assicurano i promotori dell’iniziativa. Sulla questione si sono confrontate due linee: una oltranzista, decisa a mettere sulle spalle quella “divisa” che ha fatto indignare l’Italia intera senza curarsi né della comprensibile amarezza della vedova di Filippo Raciti, il poliziotto morto a Catania negli scontri per i quali è stato condannato Antonino Speziale («È una vergogna, basta a questo punto non fate giocare», ha detto la signora Marisa) né del monito della questura, pronta a sospendere la gara in caso di esposizione di striscioni o altri simboli ritenuti offensivi.

Altri esponenti della Curva hanno suggerito invece di evitare un braccio di ferro così clamoroso che, hanno evidenziato, «avrebbe avuto solo l’effetto di danneggiare Genny». Alla fine ha prevalso questa seconda soluzione. «Ma non è una resa, è per tutelare De Tommaso», si affrettano a chiarire i più duri. Il clima al San Paolo, in quella che solo sette giorni fa era stata immaginata come una giornata di festa per la conquista della Coppa Italia, rimane comunque molto diverso da quello tradizionale.

E quando la squadra fa il giro di campo con la Coppa vinta (con merito) all’Olimpico, il pubblico si scioglie in un applauso amaro. «È per Ciro», gridano. Ciro è in ospedale, le sue condizioni restano critiche. Genny chissà dove, ma lontano dalle telecamere. La paura degli incidenti è passata.

Ma quanta violenza e quante polemiche, in così pochi giorni.

Fonte: la repubblica (D. Del Porto)

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