Rassegna Stampa

Il crocevia dell’aritmetica non dice no

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 01-04-2014 - Ore 08:04

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Il crocevia dell’aritmetica non dice no

Non ci resta che vincere. Avevamo archiviato la questione scudetto, obiettivo troppo ambizioso per una squadra appena rifondata, puntando alla conferma di un secondo posto che la vittoria della Juventus a Napoli avrebbe blindato. La partita con il Parma così sarebbe stata solo l’occasione per allungare ulteriormente. Adesso no. Ci tocca soffrire. La gara di domani diventa fondamentale, dobbiamo vincere perché il Napoli è lontano, ma non lontanissimo. Dobbiamo vincere perché dobbiamo provarci. Perché la Juventus non è più irraggiungibile, mostra segni di stanchezza, basterebbe un nuovo incidente di percorso per generare terrore. Non c’è niente di peggio che temere di perdere qualcosa che si considera ormai cosa propria. Dobbiamo provare a mettere paura alla Juventus.

Così la gara di domani non è più solo un bonus da aggiungere, ma diventa una partita importante che può riaprire un campionato che sembrava morto, e può anche farci sognare qualcosa che sembrava ormai rimandato al prossimo anno. Certamente vincere non sarà facile, ma adesso dobbiamo provarci. Non è mai un errore avere sogni ambiziosi, semmai il problema è avere la cattiveria agonistica adeguata. E quando penso a Benatia, a Maicon o De Rossi non dubito che questa squadra abbia tutte le caratteristiche per tentare anche le sfide impossibili. Non voglio nemmeno pensare a cosa accadrebbe se dovessimo incollarci alle spalle dei bianconeri. Che bello vederli spaventati e inseguiti. Timorosi di essere sbranati. Loro che, staranno pur facendo un campionato da record, ma anche grazie a tanti aiutini e a qualche torto a noi. Pensiamo soltanto se a Torino l’arbitro non si fosse distratto in due occasioni, e se contro il Sassuolo a Roma avessimo preso i punti che ci spettavano. Ora saremmo a un soffio, allora tremerebbe anche il parrucchino di Conte.

Avere rammarico per i punti persi o scippati comunque serve a poco, proviamo a mettergli paura adesso. Avesse avuto ragione Garcia dicendo di aver tifato Napoli? Insomma dobbiamo soffrire. Non sarà una tranquilla navigazione in difesa di un secondo posto strameritato, ma ancora un’avventura in mare aperto. Tentiamola e che ci regga il cuore. E soprattutto che gli arbitri abbiano la stessa onestà che ha avuto domenica Rizzoli. Se avesse seguito le indicazioni dei collaboratori avrebbe dovuto dare un rigore al Sassuolo e forse espellere Benatia. Ma non era convinto. E vedendo le immagini più volte possiamo immaginare che ingiustizia sarebbe stata il punire la Roma per una scivolata di Sansone.

La scena di alcuni minuti di dialoghi e confessioni non è stata esaltante, con una moviola a disposizione dell’arbitro sarebbe stato tutto più semplice e breve, ma Rizzoli ha il merito di aver fatto confessare il giocatore del Parma, quindi niente rigore e nessuna espulsione. La scena sarà pur parsa ridicola, ma si è evitata una profonda ingiustizia. Magari avessero fatto così in altre occasioni, forse i punti che ci dividono dalla Juventus sarebbero molti di meno. E anche a Napoli potrebbero cantare meno. De Laurentis esultare meno in tribuna. Noi romanisti avevamo iniziato questo campionato temendo di dover fare da spettatori ai successi altrui, quasi costretti a scegliere tra Conte e Benitez. Messa così, per me, meglio il rotondetto allenatore del Napoli.

Nessuno ci prendeva in considerazione. Ricordate le battute su Garcia? I riferimenti a Zorro e al sergente pancione? Echi dimentica i commenti dei soliti ben informati che parlavano di lui come di un allenatore poco attento alla cura della fase difensiva. Complimenti per la competenza. Comunque se Garcia ha tifato Napoli, siamo con lui, e lo saremo ancor di più domani pomeriggio perché, a questo punto, vincere è fondamentale per staccare di più chi ci sta dietro e per avvicinarci a chi è davanti. E poi domenica ancora avanti per vincere. Così fino alla fine. Siamo allo sprint prima del traguardo, l’ultimo sforzo, ma quello decisivo. Adesso non dobbiamo dimostrare nulla, dobbiamo solo fare i punti. Così è vero che la Roma contro il Sassuolo non ha disputato la migliore partita, che ha lasciato spesso l’iniziativa agli avversari, che si è chiusa. Ma così si fa.

Ogni tanto sento ripetere che a Napoli la Roma ha disputato una grande partita, oppure che a Torino ha costretto la Juventus a fare catenaccio. Questi riconoscimenti di consolazione lasciateli ad altri. A Torino e Napoli abbiamo perso. Non sarebbe stato meglio vincere pur tra le critiche? Io non ho dubbi. Con il Sassuolo siamo stati la grande squadra che non concede nulla, segna, si difende e vince. Così dobbiamo essere anche con il Parma che, dopo un periodo di meraviglie, è riuscito a perdere anche con una Lazio depressa. Devono subire la stessa sorte perché adesso, che è rispuntato un timidissimo segnale di speranza, non possiamo che provarci. Non solo, ma prima di abbandonarlo sarebbe bello rivivere nel nostro vecchio stadio le antiche emozioni. Le stesse provate con lo scudetto di Conti e Falcao e con quello di Totti, Batistuta e Montella.

Poi la nuova casa non potrà che ospitare uno spettacolo ad alto livello. Sarà la giusta cornice per un marchio prestigioso come quello della Roma, sarà un richiamo per gli sponsor e i campioni. E’ giusto sognare a quante soddisfazioni potremo toglierci, a quante vendette sportive potremo consumare. Magari potremo costringere anche la Domenica Sportiva a occuparsi un po’ di più della Roma. Dovranno rassegnarsi, la squadra della Capitale deve essere tra le grandi, in Italia e anche in Europa. Il cammino è già iniziato. Ma domani tutti allo stadio, e la grinta che manifesta Garcia durante la gara sia anche la nostra e si trasmetta ai ragazzi in campo. Dobbiamo vincere per un sogno impossibile. Ma l’impossibile non esiste.

Fonte: IL ROMANISTA - SANZOTTA

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