Rassegna Stampa

Il derby si vince in difesa. Manolas, il greco mostra la faccia di metallo al suo nemico

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 09-01-2015 - Ore 07:33

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Il derby si vince in difesa. Manolas, il greco mostra la faccia di metallo al suo nemico

«Benatia è il passato, io il presente». Manolas, a fine agosto, si prese la responsabilità più grande anche a parole. La Roma lo ha scelto la scorsa estate per sostituire il miglior difensore del campionato scorso. E lo ha pagato come si fa quando devi andare sul sicuro: 13 milioni più 2 di bonus. Del resto, per prenderlo, Sabatini ha dovuto sfidare la solita Juve (e anche l’Arsenal). «Ho però deciso io dove andare». Spinto dal manager più potente sul nostro territorio, Mino Raiola, e chiamato da Torosidis, con il quale aveva giocato un anno nell’Olympiacos e a giugno il mondiale in Brasile con laGrecia. Ma ha pesato il consiglio anche del suo idolo Dellas, ex giallorosso ai tempi di Capello e suo riferimento nell’Aek all’inizio della carriera. Qui, alla fine, lo ha raggiunto pure Holebas, terzo pilastro del fortino ellenico e compagno di Kostas già al Pireo.

A MUSO DURO La Roma, dunque, e non la Juve. Perché Manolas, 23 anni, ha capito che a Torino non sarebbe partito titolare e che nella capitale avrebbe comunque giocato per lo scudetto. E nello scontro diretto, nel pomeriggio allo Stadium che Garcia non dimenticherà per tutta la vita, Kostas ha mostrato, proprio ai dirigenti bianconeri che provarono a convincerlo, quanto fosss già forte, dopo appena un mese, il suo attaccamento ai colori giallorossi. Andò a prendere di petto e di testa, coni suoi 186 centimetri, il centravanti Morata che era entrato per far male. Pagò quel gesto di reazione con il rosso, che gli costò il primo stop in Italia. Tipo tosto, insomma. Lo sa bene l’ex romanista Traianos che, addirittura più grosso, gli ha insegnato, oltre ai segreti del ruolo, come farsi rispettare dagli avversari. Vide bene, quindi, suo zio Stelios, il miglior difensore greco di sempre che lo selezionò perl’Aek e ne ebbe la conferma il 19 maggio 2010: nel derby contro l’Olympiacos (playoff), si spaccò subito la faccia in un duello con Mitroglu, ma restò in campo per segnare la prima rete da professionista. Fu operato e per ricostruirgli lo zigomo il chirurgo usò placche metalliche.

PUNTO FERMO L’espulsione del 5 ottobre lo ha costretto a saltare, per squalifica, le prime 2 partite con la nuova maglia (Chievo e Sampdoria), delle 3 (Genoa, per infortunio) perse fino a questo punto della stagione. Si è presentato con personalità di fronteairivali,masoprattuttoconmaturitàdavantiai compagni.Eppure spessoè stato ilpiùgiovaneincampo.Sonogià 20 le presenze su 23 gare, compreso l’enplein, 6 su 6, in Champions. In difesa, sempre dal primominuto,èstatoilpiùutilizzato. Anche più di De Sanctis. Accantoalui,sisonoalternati,compreso Castan per un tempo (Empoli),tutti gli altri centrali. Piede destro, solo una volta (Bayern, a Monaco)èpartitosulcentrosinistra,lasciandolasuaposizionea Yanga Mbiwa, per il tandem che probabilmenteperGarciaèilpiù affidabile. MaaUdine, con Astori, la coppia ha funzionato. A far centroèstato ilsuo partner.Manolas aveva provato a riaprire il match con il City il 10 dicembre all’Olimpico. Palo. Nel suo destino chissà se c’è proprio il derby. RicordandosidiAtene

Fonte: IL MESSAGGERO - TRANI

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