Rassegna Stampa

Il Derby torna in bilico

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 14-05-2013 - Ore 07:36

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Il Derby torna in bilico

(Il Messaggero – U.Trani) Il derby della capitale, la sfida tanto attesa dai due club romani e dalle rispettive tifoserie, torna in bilico.Improvvisamente, come se il 30 aprile nel tavolo allargato presso la sede del Coni al Foro Italico non fosse accaduto niente, non sono più certe nè la data, domenica 26 maggio, nè l’ora di inizio, le 18.E quanto deciso dal prefetto e accettato dalla Lega calcio due settimane fa potrebbe cambiare. A rimettere tutto in discussione è stato il Tar del Lazio che ha accolto il ricorso del Codacons che chiedeva di sospendere i provvedimenti con cui la finale di Coppa Italia è stata anticipata appunto alle 18 del 26 maggio rispetto alle 21 come da programma iniziale. Il tribunale amministrativo regionale, preso atto della richiesta dell’associazione consumatori che chiamava in causa l’ordine pubblico (è un giorno particolare, visto che i romani saranno chiamati alle urne per le elezioni comunali), ha convocato domani le parti per trovare una soluzione condivisa. Il Tar, a quanto pare, dovrebbe confermare l’orario e di conseguenza la data: la riunione è un atto dovuto, ma l’input della Prefettura difficilmente sarà contrastato. Anche perché i tempi sono stretti per mettere in piedi il ribaltone. E sembra improbabile che, per capire quando si giocherà Roma-Lazio, si renda necessario il pronunciamento del Consiglio di Stato.

 

 
IL NUOVO VERTICE –  Italo Riggio, presidente della terza sezione quater, dopo aver emesso un decreto monocratico per accogliere il ricorso, ha fissato un nuovo appuntamento per risolvere la questione nella sede del tribunale: domani alle 11,30, in via Flaminia, si presenteranno i legali di Codacons, i dirigenti di Coni, Lega Calcio e Rai, i rappresentanti del ministero dell’Interno, prefettura, Comune, e ovviamente Lazio e Roma. Al Tar, davanti al collegio al completo, cercheranno un accordo che stavolta dovrà essere definitivo.

 

 
IL BRACCIO DI FERRO –  «Dimostreremo al Tar come la scelta di disputare un incontro così importante alle ore 18, in concomitanza con le elezioni comunali, creerà immensi disagi ai cittadini, con ripercussioni negative sul fronte del diritto di voto» ha ribadito Carlo Rienzi, presidente della associazione dei consumatori e artefice della nuova iniziativa. «Stiamo parlando di una finale di calcio che bloccherà un intero quadrante della città prima, durante e dopo la partita, proprio nelle ore in cui è massima l’affluenza alle urne da parte degli elettori. Va sottolineato che gran parte dei romani il ventisei maggio si recherà al voto nelle ore serali, magari di ritorno dal mare o da una gita fuori porta, e troverà un’area della capitale praticamente paralizzata. Nel caso poi in cui si verifichino tafferugli e agitazioni al termine dell’incontro e nelle zone limitrofe allo stadio Olimpico, per molti cittadini risulterà impossibile votare, con conseguenze che potrebbero arrivare all’annullamento delle intere consultazioni amministrative».

 

 
LA GRANA DEI BIGLIETTI - Il vero problema, nel caso in cui il Codacons fosse accontentato, potrebbe nascere con i tagliandi della finale di Coppa Italia che già sono in tasca ai tifosi: finora acquistati quasi 30.000 biglietti (per la precisione 29.500). Spostare il giorno e l’orario diventa uno sgarbo a chi ha già speso in funzione della data indicata ufficialmente. E intralcia il lavoro delicato della macchina organizzativa che certamente non aveva messo in preventivo il nuovo stop.

 

 
L’ATTESA DELLE DUE SOCIETÀ -  Sia la Roma che la Lazio capiscono la scelta del Tar di convocare le parti. A Trigoria erano convinti che il ricorso del Codacons sarebbe stato respinto. Lotito, invece, spiega: «E’ un atto dovuto. Il Tar ha convocato le parti per sapere come stanno le cose. Noi club volevamo giocare alle 21, poi le istituzioni hanno spostato l’orario, non si capisce quale possa essere il problema». Beretta, presidente della Lega, precisa: «Gli avvocati andranno a descrivere i motivi della decisione. La vicenda, d’altra parte, è nota».

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