Rassegna Stampa

Il dilemma di Max Allegri e le certezze dell’eterno Totti

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 31-07-2014 - Ore 11:22

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Il dilemma di Max Allegri e le certezze dell’eterno Totti

«Tengo il vecchio modulo o provo a imporre subito le mie idee?». La Juve un po’ impacciata e noiosetta (un solo tiro, di Pirlo, nei primi 45’) bloccata sullo 0-0 da un orgoglioso Cesena che festeggiava il ritorno in A, sembra prigioniera di questo comprensibile dubbio che alberga nell’animo di Max Allegri. Tentato dal proporre un 4-3-3 più vicino alle sue idee sul calcio e nel contempo consapevole che la squadra viene da tre stagioni di sistema Conte, che ha per base la difesa a tre (cinque). C’è bisogno di chiarezza sul punto oltre che di attendere la crescita dei big (ieri c’era fuori, fra gli altri, Tevez). Lo 0-0 di Cesena di certo non porta certezze. 

Pur dovendo dare importanza relativa a questi confronti di piena estate, che spesso regalano a distanza di pochi giorni tonfi ed exploit inattesi, è comprensibile come il successo della Roma su un Real Madrid con più titolari rispetto a quello giovane che aveva perso ai rigori contro l’Inter, abbia amplificato l’entusiasmo generato dalle prime operazioni di un mercato di sicuro non ancora chiuso. 

Per di più i giallorossi hanno saputo offrire alla platea americana due reti di altissima scuola: il pallonetto lungo 65 metri di Pjanic al ManUnited e la spettacolare azione (con Florenzi terzino!) che ha portato Francesco Totti alla (per lui ennesima) rete al Real sono un prezioso spot per il nostro campionato. Certo, la classe di Pjanic e dell’eterno capitano non la scopriamo oggi, ma il fatto di tentare certi numeri coincide spesso con una sicurezza interiore che sta alla base delle imprese di gruppo. Non a caso le parole di Totti del dopo gara suonano come una convinta sfida alla Juve, Francesco riceve dalla sua esperienza un messaggio ricco di ottimismo. Concetto che Garcia rilancia arricchendolo della parolina magica. 

Altra formazione in tournée che sta offrendo prestazioni incoraggianti è l’Inter. Non fa tanto testo il successo ai rigori su un Real giovane, quanto la tosta resistenza dell’altra notte contro un Manchester United più avanti nella preparazione atletica e con molti uomini importanti in campo. Mazzarri attende una punta e un centrocampista o magari anche due, visto che perde Taider. In attesa di misurarsi proprio con la Roma (sabato), si rallegra della blindatura difensiva: il trio Ranocchia, Vidic, Juan Jesus sta prendendo pochi gol, a differenza di un Milan colabrodo. 


Eh sì, sull’altra facciata del Duomo c’è già stato un primo processo-strigliata del neo allenatore Inzaghi dopo gli otto gol (a uno) rimediati in due partite. A impressionare negativamente i quattro tiri-quattro centri del ManCity nei 26’ iniziali (e i rossoneri schieravano la difesa-tipo), che hanno immediatamente messo il portiere Agazzi sotto il fuoco della critica: è da Milan? «Quando parlo di avversari che ci fanno gol troppo facilmente mi riferisco a tutta l’organizzazione difensiva, non solo ai difensori»: Pippo in pubblico si è preso per intero la responsabilità delle figuracce, al riparo dalle telecamere ha messo sotto i suoi uomini. Mentre Mexes, tradendo preoccupazione, ha parlato di mentalità da cambiare in fretta. Va detto che Zaccardo-Bonera-Albertazzi non è l’argine titolare (Olympiacos) e che oltre a Montolivo mancano De Jong, Zapata e la novità Menez. Contro il Liverpool, sabato, si attendono comunque progressi. 

Fonte: gasport (S. Frisini)

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