Rassegna Stampa

Il fantasma non è il gol ma la Roma Rimonta Chievo

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 07-01-2016 - Ore 08:18

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Il fantasma non è il gol ma la Roma Rimonta Chievo

GAZZETTA DELLO SPORT - ARCHETTI - Il fatto indiscutibile che il migliore in campo sia un macchinario composto da telecamere sensibili dà l’idea di una partita colma di errori e risalite, di un disordine che diventa emozione, perché sei reti danno la colorazione festiva alla prima uscita dell’anno. La tecnologia scova-gol evita miliardi di discussioni, smorza centinaia di trasmissioni e di dibattiti al bar, smonta decine di accuse di complotti all’italiana, sempre evidenti quanto ci si sente vittime e invenzioni quando si è colpevoli. La macchina ha deciso, liberando dalle angosce tutti gli arbitri in campo e quelli che guardano: noi non c’entriamo più, il verdetto è inoppugnabile. Proprio un anno fa, nel debutto del 2015 a Udine, la Roma usufruì di una decisione favorevole su gol fantasma di Astori, adesso Rudi Garcia starà chiedendosi se questa fretta di affidarsi a occhi extra umani non lo abbia danneggiato, ma è l’unico a poterla pensare così. 
FESTA ED ERRORI Il Chievo festeggia le 500 partite in Serie A e di solito per i giubilei alcuni club di tradizione non elevata invitano una presunta grande squadra, si gioca una partita allegra e il party viene condito anche da tanti gol, così tutti sono contenti. Questo però è un match di A, ma lo stile da esibizione non è abbandonato: mentre il Chievo, beato a metà classifica, può pure non irritarsi troppo per alcune leggerezze, la Roma dovrebbe almeno tentare di acchiappare lo scudetto, quindi i punti buttati fanno infuriare un ambiente che non è mai usato come pubblicità di un tranquillante. La situazione di Garcia è sempre incandescente e quasi sembra una liberazione la catena di infortuni che rimpiccioliscono la sua potenza. Perché anche la società mette le mani avanti prima del match, viste le assenze, ma la Roma dalla testa più libera va in vantaggio 2-0 e 3-2: siccome è sempre ripresa, tutti guardano alla panchina. Perché i difetti sono i soliti: precarietà difensiva (37 reti incassate in stagione), mancanza di personalità, zero scaltrezza nel poter usufruire di alcuni regali e trasformarli nel primo pieno in trasferta dal 25 ottobre. Con la vibrazione che all’85’ ha segnalato come gol la punizione di Pepe finita sul palo e poi sulle mani di Szczesny, i giallorossi arrivano a 12 reti prese nell’ultimo quarto d’ora e 9 sono in A. Significano paura e disorganizzazione. Garcia cambia il 4-3-3 in 4-4-1-1 nel finale, inserisce un difensore (Gyomber) per un attaccante (Sadiq) e lo sistema a centrocampo. E la Roma portata indietro subisce il pari quando Maran allarga il suo attacco, con Pepe esterno al posto del trequartista Birsa. 
I MOTIVI Vero che al francese, che fa debuttare Di Livio e Tumminello, mancano l’energia di Nainggolan, il temperamento di De Rossi, le angolature di Pjanic, l’incisività di Dzeko, pur molto presunta finora. E poi Keita, oltre a Totti e Strootman, per guardare alla rosa. Ma il ragazzo Sadiq, da seguire, infila subito i gialloblù, in maglia celebrativa bianca e azzurra, e poi Florenzi arpiona un passaggio errato di Cesar e raddoppia prima dell’intervallo. Ma il Chievo riesce ad arrivare nello spogliatoio sotto di un solo gol, con la coppia Inglese-Paloschi. E riapre col 2-2 di Dainelli, pure lui dalla panchina per Gamberini, mentre Inglese ha preso il posto di Meggiorini, subito k.o. in uno dei suoi pressing spericolati. Quindi anche Maran ha le sue grane, unite a un atteggiamento mentale ancora da pandoro, il dolce che mantiene il club, che porta ad alcuni squilibri con pressioni a vuoto e troppi corridoi aperti. Ma se la Roma si bea nell’inattesa situazione, il Chievo la usa per rigonfiare il carattere: va bene che è la 500ª, ma non dobbiamo farci prendere in giro alla nostra festa. Quindi corre e danza fino al 3-3. 
ATTACCHI E DIFESE Da giornate così escono sorridenti le punte e la tradizione non è smentita: tocchi errati e posizionamenti scentrati fanno di Cacciatore, Cesar e Gamberini i più penalizzati. Come la fragilità di Manolas, gli svolazzi di Maicon e i tentennamenti di Szczesny puniscono la Roma. Gervinho e Sadiq, Paloschi e Inglese non aspettavano altro. E se l’esito, corretto, è deciso dall’arbitro del futuro, vuol dire che c’è democrazia e giustizia in una chiamata non umana. 

Fonte: GAZZETTA DELLO SPORT - ARCHETTI

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