Rassegna Stampa

Il mal di trasferta colpisce le gambe e soprattutto la testa

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 21-11-2016 - Ore 07:05

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Il mal di trasferta colpisce le gambe e soprattutto la testa

IL MESSAGGERO - FERRETTI - Ventisei punti in classifica, uno (solo) più dell’Atalanta di Toloi e Zukanovic, gli scarti più scartati a Trigoria. Diciotto conquistati all’Olimpico; soltanto 8, in sette gare, lontano dalla Capitale. Evidente il mal di trasferta (non solo quello, però…) che attanaglia la squadra di Luciano Spalletti. Che in casa sa essere irresistibile, sei vittorie in altrettanti appuntamenti, con una media di 3,33 gol a partita, e che invece come si allontana da Monte Mario diventa tra le più scarse del campionato. Due soli successi (Napoli e Sassuolo), due pareggi (Cagliari e Empoli) e tre ko (Fiorentina, Torino e Atalanta). Un ruolino di marcia degno di una squadra che punta all’Europa League (forse…), non certamente allo scudetto. Il distacco di sette punti dallaJuventus capolista sta soprattutto lì, in trasferta.

PAURA DEGLI SBADIGLI - Aver conquistato solo 2 punti tra Cagliari, Torino, Empolie Atalanta (al di là del valore attuale del gruppo di Gasperini) testimonia l’incapacità della Roma di poter/saper recitare un ruolo di primo piano in campionato. Perché ormai è chiaro che non conta più avere il miglior attacco del torneo, ma il saper gestire i gol e le partite. A Bergamo, ancora una volta, la Roma è riuscita a passare in vantaggio ma nessuno ha mai creduto che i giallorossi potessero portare a casa i tre punti grazie al gol di Perotti. Impossibile, lo dicono i numeri, vincere con il minimo scarto e con un solo gol all’attivo: la Roma del miglior attacco, andate a controllare, non c’è mai riuscita. Lontano da casa, ad esempio, 10 reti all’attivo (contro le 20 dell’Olimpico, e con una gara di meno) e altrettante al passivo (4 quelle beccate a Roma): segno che esistono due Roma all’interno della stessa Roma. Con un (doppio) elemento in comune: la capacità di far gol (quasi) a tutti e anche quella di beccare gol (quasi) da tutti. Senza tralasciare, per carità, la povertà caratteriale dell’intera squadra, che si mette paura al primo sbadiglio, non urlo, dell’avversario. E di questo passo, lassù nelle zone alte della classifica, non si va da nessuna parte. E lassù i pretendenti al podio Champions sono sempre di più e sempre più accreditati. Oltre che sempre più vicini.

Fonte: Il Messaggero - Ferretti

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