Rassegna Stampa

"Il nostro ultimo anno" Totti, l’addio e i grandi ex: caro Francesco ecco perché si lascia

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 24-07-2016 - Ore 08:25

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LA REPUBBLICA - FIORI - Uscire dal campo per l’ultima volta, dopo una vita in cui quella, solo quella è stata la tua casa. «Ma può essere più semplice di quanto credi». L’incoraggiamento di Kobe Bryant a Francesco Totti è la pacca sulla spalla tra due campioni che parlano la stessa lingua. L’ex cestista Nba e il capitano della Roma si sono confrontati su uno dei capitoli clou nella carriera di uno sportivo: il momento di dire “basta” con l’attività agonistica. Il Black Mamba, vent’anni con la canotta dei Los Angeles Lakers, ha salutato il parquet lo scorso 13 aprile. Il numero 10 giallorosso festeggerà invece le nozze d’argento con la Roma nell’ultima stagione da calciatore. «Farò come Kobe, salirò in macchina ascoltando musica in una strada trafficata», ha scherzato Totti.

Ma cosa significa per un atleta lasciare che cali il sipario? Quali sono i pensieri che aprono la strada a una decisione così cruciale?

Lo sa bene Alessia Filippi, campionessa romana di nuoto, argento alle Olimpiadi di Pechino nel 2008, un oro e un bronzo ai Mondiali di casa del 2009. Per lei il ritiro è arrivato nel 2012 a soli 25 anni: «È stata una scelta dura, ho dovuto affrontare parecchie vicissitudini prima dei Giochi di Londra. Poi ero stanca, vivevo in caserma e vedevo poco mio marito. Volevamo diventare genitori (nel marzo 2015 è nata Giulia, ndr) e ho capito che era il momento giusto per smettere». Da romanista doc, l’addio al calcio di Totti (dopo l’argento in Cina il capitano romanista si complimentò con lei) è una questione che la tocca da vicino: «Da tifosa mi dispiace, ma capisco che a una certa età non ce la fai più».

La campanella che suona unisce del resto le esperienze vissute da chi, tra i grandi ex protagonisti del calcio capitolino, hanno compiuto prima di Totti il grande passo. «Lasciare è un decisione graduale che matura nel tempo», racconta un altro capitano giallorosso del passato, Giuseppe Giannini. Il Principe, 15 campionati con la Roma, appese gli scarpini al chiodo nel 1999 dopo due stagioni a Lecce: «Ormai facevo fatica a stare lontano dalla famiglia, soprattutto durante il ritiro pre-campionato. Non ero più concentrato al 100%». Per Bruno Giordano, ex attaccante della Lazio rimasto nel cuore dei tifosi, hanno invece pesato molto i proverbiali “tempi che cambiano”: «Era il 1992, mi accorgevo che stava cambiando l’approccio, a partire dallo spogliatoio dove comparivano i primi cellulari e si comunicava sempre meno. Poi è giusto smettere quando le gambe ancora ti rispondono, non quando si è considerati un peso».

Sottoscrive in pieno Ruggero Rizzitelli, 211 presenze nella Roma tra il 1988 e il 1994: «Io ho preferito staccare la spina quando non avevo più voglia, anche se ero in forma. Totti invece ha rinnovato non perché è una leggenda, ma perché se l’è meritato sul campo». Nella scelta di lasciare, conta molto anche la famiglia: «La mia - racconta Fabio Liverani, guida del centrocampo biancoceleste tra il 2001 e il 2006 - mi è stata molto vicina e ha compreso come ormai il mio desiderio fosse solo quello di allenare». Opzione che Totti non esclude, anche se per lui è già pronta la poltrona da dirigente. Senza fretta però: «Voglio che sia ancora un altro grande anno di calcio». Poi, come assicura Bryant, smettere «può essere più semplice di quanto credi».

Fonte: La Repubblica - Fiori

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