Rassegna Stampa

Il nuovo stadio divide. L’impianto convince ma il resto è da rifare

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 31-07-2014 - Ore 08:47

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 Il nuovo stadio divide. L’impianto convince ma il resto è da rifare

Quando James Pallotta dice che la costruzione dello stadio della Roma sarà un bene non solo per la capitale ma per tutta l’Italia non fa pretattica. Esprime un concetto in cui crede davvero e lo dimostra la bontà del progetto presentato al Campidoglio. «Ottimo», filtra dal Comune. E allora, la conferenza dei servizi sarà solo una mera formalità? No, niente affatto.

Perché l’ottimo che filtra del tavolo tecnico che se ne è occupato è riferito al «piano A» presentato da Pallotta e Parnasi, cioè a quello inerente all’impianto in sé per sé. Bello, sicuro e funzionale, con piccole, ma non sostanziali, modifiche da fare. Quello che invece al Comune non è piaciuto è il piano B, che prevede la costruzione del Centro direzionale voluto da Parnasi per un totale di 970 mila metricubi. Per il costruttore necessari a mantenere l’equilibrio finanziario di tutta l’opera, per chi valuta il progetto il rischio che si rivelino l’ennesima colata di cemento sulla città. 

PUNTI DOLENTI Non solo: al Comune, che ieri ha recepito anche le memorie assai critiche del IX Municipio, di Italia Nostra e Legambiente, è piaciuto poco il conto fatto per le opere pubbliche, visto che secondo il Campidoglio potrebbero servire 350 milioni al posto dei 270 previsti. E poi i parcheggi che non sarebbero sufficienti e soprattutto l’accesso su ferro all’impianto: riduttivo per il Comune ipotizzare solo il prolungamento della metro B, necessario invece collegare la stazione di Tor di Valle alla Muratella, dove transita il treno per l’aeroporto di Fiumicino. E tra i punti dolenti c’è anche la proprietà dello stadio, da progetto non riconducibile al club ma ai suoi azionisti, mentre il Comune chiede che la Roma possa patrimonializzare la «sua» casa.

Dunque, cosa conterrà il documento che il Comune trasferirà oggi alla Conferenza di servizi? Difficile che arrivi una bocciatura tout court, più logico aspettarsi un «sì con riserva» o la concessione di una pausa dei lavori di un mese per ulteriori approfondimenti. Ma a quel punto i tempi previsti dalla legge di stabilità verrebbero sforati. Che fare, allora? 

Fonte: gasport (C. Zucchelli)

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