Rassegna Stampa

Il paradiso di Bologna la traversa benedetta che cambia la storia

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 11-06-2015 - Ore 08:13

|
Il paradiso di Bologna la traversa benedetta che cambia la storia

LA REPUBBLICA – ROMAGNOLI - Che cosa ha veramente riportato in serie A il Bologna, ovvero la squadra che gioca come solo all’inferno (con l’uomo in meno, tutti dietro, il capitano a pezzi, il portiere di riserva, il pubblico disperato)? Nella risposta si nasconde un insegnamento di vita antico quanto il tempo e altrettanto preciso. Esaminare e progressivamente scartare i diversi fattori che sono stati chiamati in causa consente di affrontare in parallelo la situazione della città, delPaese, di tutti quanti. Il primo elemento scatenante è l’arrivo del papa (anzi del paperone) straniero. In questo caso neppure di un imperscrutabile asiatico o un immateriale fondo arabo, ma di un megagrossista di mozzarelle canadese con un nome e una discendenza italiani (Joey Saputo) che l’italiano parla e di calcio ne capisce avendo già un’altra squadra (il Montreal Impact). Simpatico, sorridente, spalla perfetta (almeno in apparenza) del duro Joe Tacopina, che l’ha trascinato in questa avventura come Rambo fa con il colonnello Trautman ( facendogli dire: «Quello che voi chiamate inferno lui lo chiama casa»). Joe & Joey hanno portato entusiasmo in una piazza avvilita. Il secondo ci ha pure messo i soldi per la campagna acquisti di gennaio. Ha preso un direttore sportivo di fama (Corvino) sostituendo quel Fusco che aveva fatto (gli sia reso atto) qualche miracolo ai saldi estivi. Han portato sei giocatori nuovi e richiesto i passaporti per l’Europa. In verità niente di questo è stato decisivo. Saputo ha fatto voli della speranza per assistere a sonore disfatte contro Carpi e Frosinone. Degli innesti solo il portiere Da Costa e l’attaccante Sansone hanno prodotto svolte. Gli altri: malumori. Una montagna di soldi ha partorito il topolino dei play off.

E allora? È stato il cambio di allenatore? Il passaggio da Diego Lopez al più navigato Delio Rossi? Lopez era un bravo ragazzo, tranquillo finché non l’hanno sfruculiato, facendogli capire che non andava bene anche quando andava bene. Curiosamente, è quel che a Bologna capita con il sindaco Merola. È in carica, è in corsa, ma il suo stesso partito vuole qualcosa di più: allegria, energia, sorprese e cotillons. Lo rimpiazzeranno come la dirigenza rossoblù ha fatto con Lopez. Ora, a Pescara Oddo, subentrato all’ultima giornata, ha elettrizzato la squadra, le ha fatto fare un playoff imprevedibile, ha rivoluzionato la formazione nell’intervallo di Bologna, arrivando a un soffio dalla promozione. Rossi ha messo insieme più pareggi che vittorie, non ha trasformato il gioco, ha forse perfino sbagliato qualche cambio. Gli va riconosciuta la suprema onestà di non essersi attribuito alcun merito per l’esito. Non è, in effetti, dipeso principalmente da lui.

Dai giocatori, allora? Dalla loro abnegazione, dal coraggio che ha oscurato i limiti? In effetti arrivati in fondo hanno sudato e sputato sangue. Capitan Matuzalem arrancava, ma non si arrendeva. E intorno a lui i soldati semplici Casarini, Maietta, Laribi facevano oggettivamente del loro meglio, qualcuno anche di più. Bravi, ma che cosa hanno prodotto? Una vittoria, una sconfitta, due pareggi. Li ha salvati il regolamento: con quello delle coppe europee sarebbero usciti in entrambi i turni (avendo segnato meno in trasferta). Li ha salvati il Pescara (se passa il Vicenza, con due pari va in serie A perché ha finito la stagione regolare davanti al Bologna). E questa considerazione ci avvicina alla verità, al segreto di questa promozione: una traversa, sempre la stessa, decisiva per due volte, a tempo scaduto. Sette metri e trentadue centimetri sospesi sulla testa del portiere che hanno respinto la palla quando lui era stato scavalcato. Li chiamiamo “legni”, anche se sono leghe leggere. “ Tocca legno”, dicono in inglese per attirare la fortuna.

Ecco, alla fine è lì che andiamo a parare, letteralmente. Ci vogliono il culo di Sacchi o la traversa di Rossi. I soldi non comprano la felicità né la serie A. I generali non vincono una guerra da soli. E qualunque soldato, nel buio della trincea, la notte prima della battaglia, trafitto da un’estrema consapevolezza, accarezza il fucile e tocca legno.

Dopodiché, siccome è anche vero che la fortuna aiuta gli audaci, questi se la sono andata a cercare, tutti insieme, seguendo Rambo Tacopina in quell’inferno, in fondo al burrone, dove sembrava esserci l’abisso e invece, a crederci, ci si poteva aggrappare come naufraghi all’ultimo pezzo della zattera, a quel tronco che li ha riportati a galla, al paradiso dove giocava e gioca Bulgarelli.

Fonte: LA REPUBBLICA – ROMAGNOLI

commentiLascia un commento

Nome:  

Invia commento

chiudi popup Damicom