Rassegna Stampa

Il precedente: rigore tolto alla Roma scatenò il caos

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 31-03-2014 - Ore 10:42

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Il precedente: rigore tolto alla Roma scatenò il caos

A volte ritornano. Gli arbitri sbagliano, oggi come ieri. E spesso capita che commettano gli stessi errori. A distanza di 41 anni. Un altro rigore fu assegnato e poi il direttore di gara si rimangiò la sua decisione. Accadde il 28 gennaio 1973 e di mezzo c’era ancora la Roma. Si giocava contro il Verona, per l’ultima delle due partite in campo neutro inflitte alla squadra giallorossa in seguito all’invasione di campo occasione di Roma-Inter del 17 dicembre 1972, quella famosa che vide protagonista in negativo all’Olimpico un altro arbitro, il parmigiano Michelotti. Ad Arezzo quel giorno il direttore di gara era Porcelli di Lodi e la Roma passò in svantaggio per un rigore discutibile assegnato ai veronesi e realizzato da Emiliano Mascetti (in seguito direttore sportivo giallorosso) al 40’ del primo tempo. All’inizio della ripresa, al 12’ l’episodio che fece tanto discutere. Su un cross di Bet, Mascalaito, il capitano del Verona, arrestò la traiettoria del pallone con il braccio nettamente dentro l’area di rigore. Porcelli senza esitazioni indicò il dischetto. I giocatori del Verona protestarono animatamente, inducendo l’arbitro a consultare il guardalinee. In seguito al breve colloquio tra i due il rigore fu trasformato in calcio di punizione.

Si scatenò il putiferio. I carabinieri bloccarono un altro invasore, che voleva emulare quello che tentò di raggiungere Michelotti il mese prima. Il povero presidente Gaetano Anzalone fu costretto a calmare la folla inferocita con un appello attraverso l’altoparlante e a fine partita fece uscire dallo stadio l’arbitro sulla sua Mercedes bianca, con lui a bordo. Il dirigente Gilberto Viti, esperto in fughe di arbitri, con uno stratagemma, evitò qualsiasi contatto tra Porcelli e la tifoseria giallorossa. Era un altro calcio, ma gli arbitri erano nell’occhio del ciclone come oggi.

Fonte: Guido d'Ubaldo- Corriere dello Sport

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