Rassegna Stampa

Il premier: le società paghino gli agenti. Si indaga sui contatti con gli ultrà

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 06-05-2014 - Ore 07:54

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Il premier: le società paghino gli agenti. Si indaga sui contatti con gli ultrà

La scena della «carogna » in curva Nord, a cavalcioni della vetrata, che parla con gli incaricati dell’ordine pubblico e il capitano del Napoli, Marek Hamsik non gli è andata giù. «Credo sia stato un errore parlare con i tifosi. Bisognava partire, giocare. Chi ha deciso si è sentito più garantito da questa scelta. Per me è stato un errore. Ma ora interveniamo in modo serio: le società dovranno contribuire all’ordine pubblico». Il premier Matteo Renzi affida alla tv le sue prime considerazioni sulla vergognosa serata all’Olimpico. E quella trattativa — negata con forza dal questore Massimo Mazza e ieri anche dal Napoli calcio — potrebbe presto finire al centro di un’inchiesta della procura: Gennaro De Tommaso, il capo ultrà azzurro con la maglietta pro Speziale (l’assassino dell’ispettore Raciti), rischia le accuse di interruzione di pubblico servizio e violenza privata. E un «daspo». Ma si vuol fare chiarezza anche su chi faceva parte delle delegazioni che, in due fasi distinte — la prima con Hamsik e i rappresentanti del Napoli —, sono andate sotto alla Nord a parlamentare con «’a carogna». Una situazione complessa, carica di tensione, sotto gli occhi di 70 mila spettatori presenti allo stadio e milioni di tifosi in tv. «Non lasceremo il calcio ai Genny Carogna», assicura il premier che definisce «disgustosi» i fischi all’inno nazionale. Giorgio Napolitano preferisce invece non nominare De Tommaso. «Non parlo di chi invoca la libertà per chi ha ucciso Raciti. Sono vicino alla vedova, come tutti gli onesti e tutti coloro che amano il calcio». Alla mostra sulla Nazionale all’Auditorium il capo dello Stato avverte: «Non bisogna trattare con i facinorosi, ma anche le società e i presidenti devono rompere con loro». Parole chiare nel giorno in cui trova conferme il fatto che Daniele De Santis non era solo a Tor di Quinto, ma faceva parte di un commando di ultrà romanisti a caccia di rivali napoletani. L’esame dello stub sulle mani e sugli abiti del romanista accusato di tentato omicidio e porto abusivo d’armi è risultato positivo e tre testimoni — probabilmente ultrà del Napoli — affermano di averlo visto sparare. La ricostruzione è nell’informativa della Digos: De Santis — «Gastone» per la curva giallorossa — ha provocato i rivali incolonnati sui pullman per arrivare all’Olimpico lanciando petardi e fumogeni (lo stub potrebbe essere positivo anche per questo motivo), poi si è rifugiato nell’area abusiva dove, vicino a un vivaio, è caduto rompendosi una gamba. Con i napoletani ormai addosso armati di spranghe, ha reagito sparando, ma poi è stato massacrato di botte.

«Hanno fatto bene ad ammazzarlo», dicono altri tifosi azzurri in un video girato su uno dei pullman da dove vengono anche lanciati insulti razzisti ai romani e si parla degli ultrà partenopei incappucciati e armati come di persone «che ci sono venute ad aiutare». Anche loro, come i tre — ma sarebbero di più — che si trovavano con «Gastone», sono ricercati dalla polizia. Identificarli sarà molto difficile. Tutti protagonisti di quello che appare un vero e proprio scontro in una zona che doveva essere controllata. E dove anche l’ambulanza che ha soccorso Ciro Esposito, colpito alla schiena, ha impiegato parecchi minuti per arrivare (anche questo sarebbe oggetto di un’indagine). Le condizioni del trentenne — piantonato in ospedale accusato di rissa aggravata — sono sempre gravi ma stabili. A difenderlo, gratis, è l’avvocato Angelo Pisani, già legale di Maradona. Il pm Antonino Di Maio ha chiesto la convalida dell’arresto del ragazzo, dei due tifosi feriti (per tutti e tre ai domiciliari) e di De Santis, che continua a negare di aver sparato. L’udienza davanti al gip è prevista per domani. Intanto i genitori di Ciro hanno rivelato che sono stati i tifosi laziali a pagare l’albergo per consentire loro di restare al capezzale del figlio. «Nessuno del governo si è fatto vivo con noi», ha protestato il padre. «Lo Stato sta facendo la sua parte», la replica di Renzi. Mentre Diego Della Valle, presidente della Fiorentina, ospite ieri sera a Tango in onda su Sky, ha preso le distanze da certe trattative: «Né io né mio fratello avremmo mai mandato il nostro capitano Pasqual a colloquio con il Genny ‘a carogna fiorentino».

Fonte: Corriere della Sera - Fiano/Frignani

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