Rassegna Stampa

Il rilancio di Conte “Non lascio l’Italia i pm mi spieghino”

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 09-06-2015 - Ore 08:55

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Il rilancio di Conte “Non lascio l’Italia i pm mi spieghino”

REPUBBLICA – CURRÒ - La consapevolezza di non potere deludere gli italiani, abbandonando l’invidiato mestiere di unico vero commissario tecnico tra i 60 milioni di sedicenti tali del famoso luogo comune, Conte l’ha sempre avuta. A conferma del sentimento, spiega che nessuna eventuale sirena (Milan e Roma, si racconta) sarebbe mai riuscita a sedurlo. E porta come prova il suo chiodo fisso: in queste ore sta sperimentando un nuovo sistema di gioco, più adatto ai numerosi e talentuosi esterni d’attacco sfornati da una scuola assai arida negli altri ruoli. «Io non ho mai pensato a una squadra di club, né credo che un club abbia mai pensato a me: il mio contratto è con la Figc e scade nel luglio 2016. Sto lavorando con passione per l’Europeo e sto provando anche un altro modulo. Un allenatore è come un sarto: deve cucire l’abito più adatto ai giocatori». Tuttavia, per fargli ritrovare tutto l’entusiasmo, c’è voluto il presidente della Repubblica. Lo ha confessato lui stesso, dopo 2 mesi di silenzio contro il rischio di polemiche: la percezione esatta dell’attesa popolare nei suoi confronti, per il torneo del prossimo anno in Francia, gliel’ha data proprio l’italiano che li rappresenta tutti: Sergio Mattarella. Quando l’1 giugno, nei giardini del Quirinale, gli ha detto una semplice frase («siamo nelle tue mani»), Conte ha capito che tutto deve passare in secondo piano, sviluppi dell’inchiesta della procura di Cremona sul calcioscommesse inclusi. «Mi hanno fatto molto piacere le parole del Presidente. È un amante del calcio, mi ha responsabilizzato molto». Eppure l’ombra del potenziale rinvio a giudizio resta per Conte così insopportabile — l’aggettivo che sceglie è «dolorosa» — che non riesce ad accettarla: lui rifiuta la tradizione delle vecchie Nazionali assediate, che trassero dai problemi extracalcistici la forza per vincere, dai tempi di Bearzot a quelli di Lippi e Prandelli. «Io voglio lavorare dando sempre il massimo, senza stimoli dolorosi dall’esterno. Il presidente federale si è già espresso chiaramente». In effetti Tavecchio ha detto che Conte sarà certamente il ct dell’Europeo. Ma soprattutto ha detto che, «essendo sullo spiedo da 4 anni, ha diritto a un giudizio il più possibile rapido». Se il concetto è diverso dalla linea iniziale dei legali di Conte — senza il proscioglimento prima dell’Europeo, il ct potrebbe dimettersi — il diretto interessato si sente innocente e vessato. «Faccio il ct per libero arbitrio e porterò a termine il mio compito. Ma la situazione è dolorosa e mi auguro che si possa chiarire la mia posizione al più presto. Gli avvocati si sono già espressi. Da 4 anni, ogni volta che esce qualcosa su Cremona, finisco sempre io in prima pagina. Qualcuno dovrà darmi spiegazioni».

Il campo mitiga la contrarietà, però gli intoppi non mancano. Venerdì a Spalato verso Euro 2016 c’è la Croazia, avversario ancora più difficile per i guai fisici degli azzurri: l’ultimo allarme è l’infortunio di Verratti (polpaccio). Barzagli (entra Acerbi) e Zaza erano già tornati a casa. Poi Marchisio è acciaccato e il futuro di Pirlo è un’incognita, accentuata dall’ipotesi di un trasferimento esotico. «Andrea ha la passione di un ragazzino, non credo che possa lasciare la Nazionale o andare via dall’Italia. Finché ci sarò io, sarà un riferimento». Intanto la squadra sta cambiando: prova il tridente d’attacco, la difesa a 4 e il centrocampo a 3, con Astori, Parolo, Bertolacci, Pellè e soprattutto El Shaarawy in ascesa per un posto a Spalato. «Privilegerò i più in forma. El Shaarawy e gli altri esterni di qualità del calcio italiano, Sansone, Insigne, Gabbiadini, Berardi, mi stanno spingendo verso altre soluzioni. Il 3-5-2 è affidabile e collaudato. Ma due sistemi ben assimilati danno meno punti di riferimento agli avversari».

 

Fonte: REPUBBLICA – CURRÒ

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