Rassegna Stampa

Il riscatto è obbligato

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 04-01-2016 - Ore 07:46

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Il riscatto è obbligato

MESSAGGERO - FERRETTI - Una premessa è d’obbligo: con il calciomercato aperto (lo sarà da oggi, ufficialmente) nulla si può dare per scontato. Neppure che quanti finora in campionato hanno deluso, si riscatteranno (o meno...) con la stessa maglia. Di certo, non mancano i calciatori con l’obbligo di dare da subito una svolta alla loro fin qui deficitaria stagione. Infortuni, scelte tecniche, scarsa forma: ce n’è per tutti i gusti, ma la sostanza non cambia. Delusione. Più o meno amplificata dal valore tecnico o di mercato del singolo. Sotto questo aspetto, il francese Geoffrey Kondogbia, costato all’Inter 30 milioni più 5 di bonus, rappresenta il top dei flop. Il centrocampista è stato impiegato 13 volte, raramente da titolare, e non ha mai rappresentato un punto di forza dell’Inter di Roberto Mancini. Farsi fregare il posto in squadra da gente come Medel o Felipe Melo rappresenta una clamorosa nota di demerito. Non stanno messimeglio sull’altra sponda meneghina, dato che in Casa Milan non mancano gli uomini con l’obbligo di riscatto. Andrea Bertolacci, ad esempio, in estate è stato pagato 20 milioni ma, per cause varie, finora ha reso come un ragazzino da pochi euro, cioè nettamente al di sotto delle attese di Sinisa Mihajlovic.

I FLOP DI MILANELLO - Un po’ il discorso che va fatto per Alessio Cerci, fino a pochi mesi fa oggetto del desiderio dei più grossi club d’Europa e oggi ridotto a soprannumero in attesa di sistemazione. Molto difficilmente resterà al Milan. Un tantino meglio è andato finora il brasiliano Luiz Adriano, ma per nulla avvicinabile alle aspettative che avevano accompagnato il suo costoso arrivo a Milano. Mario Balotelli ha giocato pochissimo, è stato infortunato a lungo ma non v’è dubbio che da lui il Milan si aspetti tanto. A patto che resterà a Milanello... Chi difficilmente resterà a Milano, ma qui torniamo in Casa Inter, è Ranocchia che pur facendo parte del giro della Nazionale di Antonio Conte fa fatica anche a entrare nelle rotazioni per la difesa nerazzurra. E ad Appiano Gentile non manca chi storce un po’ la bocca riflettendo sul rendimento avuto finora dal croato Perisic, inseguito per settimane in estate in maniera forsennata dai dirigenti di Thohir.

PROFETA DE CHE? - Spostandoci in Piemonte, sponda Juventus, il 2016 dovrà restituire a Max Allegri il vecchio Morata, travolto dall’esplosione di Dybala e dal contributo tattico di Madzukic. In pochi, poi, puntano sul riscatto del Profeta (de che?) Hernanes, di fatto scaricato anche dai propri dirigenti. Scendendo un po’ a Sud, ci sono ancora grandi aspettative a Firenze sul conto di Mario Suarez, nulla a che vedere - però - con le speranze riposte su Pepito Rossi. Che, a quanto sembra, non pare destinato a restare in viola. Dovunque andrà, dovrà dimostrare di none essere un attaccante finito o già sul viale del tramonto. Nella Capitale c’è grande attesa per le prestazioni di due centravanti, il romanista Dzeko e il laziale Klose. Il primo ha segato un solo gol sui azione (3 in totale), l’altro è ancora fermo a quota 0. Se per il tedesco non si può non tenere conto dell’età, per il bosniaco (frenato come Miro dagli infortuni) questo parametro non vale: la Roma ha il secondo attacco del campionato, ma il contributo in termini di gol dell’ex City è stato quasi irrilevante. Al di sotto delle attese di tifosi e dirigenti. A Napoli finora ha giocato pochissimo Valdifiori, pupillo di Maurizio Sarri. Il tecnico l’ha voluto con sè a tutti costi, ma poi ha trovato di meglio e l’ex Empoli ha perso anche la possibilità di tornare ad indossare la maglia azzurra dell’Italia. In Sicilia non sta brillando come accaduto in passato la stella di Vazquez: è vero che la squadra rosanero ne ha passate di tutti i colori a livello di gestione tecnica, ma la classe dell’italo-argentino avrebbe dovuto e potuto garantire un sostegno maggiore alla causa.

 

Fonte: MESSAGGERO - FERRETTI

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