Rassegna Stampa

Il Rottamatore

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 23-02-2016 - Ore 10:12

|
Il Rottamatore

IL TEMPO - MENGHI - Magari qualcosa già bolliva in pentola, ma da quando Spalletti ha rimesso piede a Trigoria, poco più di un mese fa, è successo di tutto e molto di più di quanto accaduto nei due anni e mezzo con Garcia al timone. È arrivato carico, non c’è dubbio, e ha avuto un approccio forte con giocatori e addetti ai lavori, senza risparmiare nessuno. Neppure il capitano. Non è tornato per cacciare Totti dalla Roma, ma con una lezione esemplare ha detto basta ai vecchi privilegi e ha stravolto senza farsi problemi le gerarchie di una vita. Un po’ come Matteo Renzi, che si presentò come un rottamatore specificando che «non vuol dire mandar via i vecchi». Spalletti, toscano come il premier, ha applicato la stessa teoria al calcio. «Ho detto a Totti che se vuole continuare a giocare va bene, ma io non gli regalo nulla». Questo il messaggio dello schietto allenatore che già in passato aveva avuto problemi relazionali con il capitano. Ma non è solo lui la «vittima» di una gestione improntata sull’equità e il merito, perché il tecnico di Certaldo ha avuto un bel da fare anche con altri giocatori, in primis Gervinho, che aveva preparato le valigie ancor prima di conoscere chi si sarebbe seduto in panchina dopo l’adorato Garcia. Dall’addio del francese aveva smesso di allenarsi, deciso ad andarsene pure se era ancora benvoluto a Trigoria e aveva provato a nascondere la scarsa voglia dietro ad un piccolo infortunio che non guariva più. Spalletti l’aveva preso da parte e aveva usato le maniere forti per fargli capire che non aveva intenzione di farsi prendere in giro e l’ha lasciato poi andare in Cina. Poi è stato il turno dei preparatori giallorossi, messi subito in riga: «Sono persone aperte al dialogo, mi hanno dato dei programmi fatti in precedenza, ma poi bisogna sempre vedere come sono stati abbinati al lavoro sul campo. Gli ho detto quello che mi piace fare, perché alla fine si fa un lavoro come piace a me». Della serie: ascolto tutti, ma poi decido io. E zittisce chi gli si mette contro, come Florenzi al cambio con Torosidis contro la Juventus: «Alessandro è un ragazzo eccezionale, ogni tanto, però, si perde in atteggiamenti visibili a tutti. Un campione non deve fare queste cose». Spalletti non si è fatto problemi a mandare in panchina Dzeko contro il Real Madrid, motivando così la scelta: «Avevo pensato alla formazione già prima di accettare la panchina». Se l’era preparata da casa e poco contava il fatto che Edin fosse tornato a segnare 5 giorni prima, riacquisendo la fiducia tanto desiderata. L’ultimo allarme sembrava scattato proprio mentre andava in scena all’Olimpico la venerazione di Totti contro il «cattivo» Spalletti. Stavolta è Maicon il protagonista: nessun caso, solo un malinteso nato per un video che ha fatto il giro del web. Nel labiale del brasiliano è stato visto un «vaffa» che in verità era un’espressione in portoghese molto più leggera e l’unico obiettivo del terzino era convincere il suo allenatore a non cambiare Manolas che lamentava il solito mal di schiena. Maicon è uno di quelli che in allenamento viene molto pungolato spesso dal tecnico, che fin dal primo giorno ha messo sotto torchio tutti i presenti nella rosa giallorossa, riconsiderando anche chi stava nell’ombra. Gyomber su tutti. Spalletti ha avuto da ridire anche con i medici: «Devono essere da Roma», si è lasciato scappare. Il toscano potrebbe affrontare il discorso, più seriamente, a fine stagione, per analizzare futuri possibili cambi nello staff in cui ha già portato alcuni uomini di fiducia. Domenichini, Baldini, Andreazzoli e Pane (in stand-by per cavilli regolamentari), ma potrebbero arrivarne altri (la situazione portieri è sotto esame). Nuove scosse sono dietro l’angolo con il rottamatore Spalletti.

Fonte: Il Tempo - Menghi

commentiLascia un commento

Nome:  

Invia commento

chiudi popup Damicom