Rassegna Stampa

Il senso dei Mondiali per le mazzette

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 03-06-2014 - Ore 08:38

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Il senso dei Mondiali per le mazzette

Mazzette, regalie, conti segreti. La tempesta di sabbia della corruzione si abbatte per l’ennesima volta sui futuristici impianti già in costruzione per i Mondiali di Qatar 2022. Le rivelazioni del Sunday Times sono solo l’ultimo tassello di un dossier che si è aperto il 2 dicembre 2010, il giorno stesso che la Fifa ha deciso di assegnare il Mondiale del 2018 alla Russia e quello del 2022 al Qatar. Il quotidiano britannico ha scritto di avere “milioni di documenti segreti, tra email, lettere e trasferimenti bancari” che dimostrano come l’ex vicepresidente della Fifa ed ex boss della federazione asiatica, il qatariota Mohamed Bin Hammam, abbia pagato mazzette per oltre 5 milioni di dollari per far organizzare il Mondiale nel ricchissimo emirato del Golfo Persico. Questa notte in Oman si è tenuta una riunione tra gli organizzatori, che hanno già negato ogni coinvolgimento, e l’ex procuratore di New York Michael Garcia, chiamato dalla Fifa a supervisionare le indagini interne, che ha invece acquisito i documenti del Sunday Times. Poi riunione dell’Esecutivo Fifa, dal 7 al 9 giugno a San Paolo, in apertura dei Mondiali di Brasile 2014, dove l’inchiesta di Garcia sarà dichiarata ufficialmente chiusa. Da lì sei mesi per sottoporre alla camera di giudizio una relazione finale. Australia e Giappone hanno già fatto sapere che sono pronte a rilanciare una loro candidatura per il 2022, e la sabbia del Qatar scotta fino a diventare incandescente. Non è certo una novità. Causa accuse di corruzione per l’asse – gnazione di questo Mondiale si sono già dovuti dimettere i responsabili del calcio asiatico Bin Hammam e centroamericano Jack Warner, oltre a vari pesci più o meno piccoli centroafricani.

PIÙ IN GENERALE da sempre dietro l’assegnazio – ne dei grandi eventi sportivi si muovono interessi politici ed economici. Dalle Olimpiadi di Berlino assegnate al regime nazista nel 1936 fino ai Mondiali regalati alle dittature in Italia nel 1934, in Brasile nel 1970 e in Argentina nel 1978, con le squadre di casa che poi erano aiutate in maniera anche abbastanza scandalosa ad arrivare in fondo alla competizione e a trionfare per la gloria del sanguinario regime fascista che rappresentavano. Negli ultimi decenni poi, da quando lo sport si è sublimato in spettacolo diventando affare globale, la corruzione è dilagata. Dalle “truppe d’appalto” dei Mondiali di calcio del 1990, finite in tutti i processi di Mani Pulite, fino ai Mondiali di Nuoto di Roma 2009, con le speculazioni della “cricca”. Attraverso le Olimpiadi Invernali di Torino 2006, costate sette volte più del previsto (da 600 milioni a 3 miliardi) lasciando in eredità strutture inutilizzate e inutilizzabili, ecomostri a deturpare il paesaggio, e milioni di euro di debiti nelle casse comunali torinesi. L’Italia ne è un bell’esempio. Ma non è la sola. Dallo scandalo dell’assegnazione delle Olimpiadi Invernali a Salt Lake City nel 2002, fino ai sospetti di corruzione per la decisione di affidare il Mondiale 2006 alla Germania e le Olimpiadi del 2012 a Londra, il Cio e la Fifa si sono dimostrati un nido di corruzione. Non per nulla i satrapi moderni di Cio e Fifa, come Samaranch, Havelange e lo stesso Blatter, sono indagati in un numero di inchieste da fare invidia ad Al Capone, pur essendone sempre usciti puliti, anche se non profumati. Dietro al dossier di Qatar 2022 – cui sarà presto aperta un’appendice sulla vittoria della Russia per il 2018 e le inchieste su strani passaggi di opere d’arte – si muove poi una campagna elettorale in divenire per l’elezione del nuovo presidente Fifa nel giugno 2015 tra gli sfidanti Blatter, che ha appena annunciato la ricandidatura per il quinto mandato, e Platini, non ancora sceso ufficialmente in campo ma grande convitato di pietra del dossier. La Fifa è una multinazionale che muove ogni anno miliardi di dollari. Per dire, il fatturato del 2013 è stato di 1,4 miliardi con un utile di 70 milioni, le riserve ammontano a un altro miliardo e passa. Per il suo controllo nessuno esiterebbe a giocarsi un Mondiale, evento enorme che al confronto del carrozzone Fifa rimpicciolisce fino a diventare insignificante. Non per nulla i primi a essere saltati già nel 2011 furono proprio Bin Hammam e Warner. Non due a caso. Storici alleati di Blatter, il primo decise di sfidarlo alla presidenza della Fifa nel 2011, il secondo di appoggiare questa rottura. Entrambi sono stati radiati.

DA LÌ LA CORSA del Qatar è sempre stata in salita, le centinaia di migranti morti nella costruzione degli stadi, con prospettive che le vittime siano migliaia nel 2022, le associazioni umanitarie che denunciano la condizione prossima alla schiavitù in cui sono tenuti questi migranti, non sono stati l’unico problema: una dopo l’altra le teste di delegati Fifa sono cominciate a saltare sotto l’accusa di corruzione. Ora che sono passati quattro anni, e in vista c’è una nuova elezione alla presidenza Fifa, ecco che due settimane fa Blatter, in concomitanza con l’annuncio della sua ricandidatura, per la prima volta ammette che forse assegnare il Mondiale al Qatar è stato un errore, bontà sua per “il troppo caldo”. Il riferimento esplicito poi è a pressioni governative francesi su quella scelta. Il ministro degli Affari esteri transalpino insorge, ma l’obiettivo è un altro, dal governo francese al presidente della Uefa Michel Platini il passo è breve: è lui il vero obiettivo, l’altro ex delfino di Blatter che proprio nel 2011 non si era candidato in cambio della promessa di successione e ora vorrebbe sfidarlo. Sono noti i legami tra Platini e l’emiro del Qatar Al Thani: dalla famosa cena all’Eliseo in compagnia di Sarkozy alla vigilia dell’assegnazione dei Mondiali del 2022, all’in – gresso del Qatar nel calcio francese attraverso l’ac – quisto del Psg e i diritti televisivi con Al Jazeera, fino all’assunzione del figlio di Platini da parte di una controllata della Qatar Sport Investments (QSI), il fondo che sovrintende a tutte queste operazioni. La campagna elettorale per il controllo dell’imponente impero del calcio è appena iniziata, il Qatar ne è il banco di prova, la corruzione il mezzo più efficace per arrivare alla vittoria.

Fonte: IL FATTO QUOTIDIANO - PISAPIA

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