Rassegna Stampa

Il Tas chiude la carriera di Platini Il delfino di Blatter è fuori dai giochi La fine del re

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 10-05-2016 - Ore 07:07

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Il Tas chiude la carriera di Platini Il delfino di Blatter è fuori dai giochi La fine del re

CORRIERE DELLA SERA - DE CAROLIS - Stretto, stritolato, alla fine espulso. Ei fu. Le Roi del calcio nel primo tempo della carriera, novello Napoleone imperatore delle scrivanie del pallone dopo. Oggi solo un condannato, caduto dal trono dov’era assurto coagulando consensi, bonificando i paludosi anfratti del potere ma in ultimo lordandosi pure con l’irresistibile torta dei soldi. Rien ne va plus per Michel Platini, uscito sconfitto nell’ultima partita contro il Tas di Losanna. Il Tribunale Arbitrale per lo Sport lo ha condannato a quattro anni di squalifica per aver intascato, nel febbraio del 2011, due milioni di franchi svizzeri, elargiti dall’ex presidente della Fifa Joseph Blatter. La sentenza scrive la parola fine alla carriera politica di Platini che ha subito annunciato le dimissioni da presidente dell’Uefa. Farà ricorso alla giustizia ordinaria per salvaguardare l’onore del suo nome, ma un eventuale giudizio favorevole gli restituirà solo quello: con lo sport ha chiuso.

«Considero una profonda ingiustizia la decisione del Tas. Mi impedirà, guarda la coincidenza, di candidarmi per le prossime elezioni della Fifa. Mi dimetto dalla Uefa per continuare la mia battaglia davanti ai tribunali svizzeri per dimostrare la mia onestà. La mia vita mi ha sempre riservato grandi sorprese e sono pronto a viverne altre». Il testamento sportivo dell’ex juventino non si discosta dall’atteggiamento di scontro tenuto da settembre, quando gli fu inflitta la prima sospensione, tramutata a dicembre in una sanzione di otto anni decisa dal comitato etico della Fifa, ridotta a sei in appello e dimezzata a quattro dal Tas all’ultima stazione della via crucis giudiziaria. Platini ha sempre gridato al complotto, forse ordito da Blatter per farlo fuori dalla corsa alla presidenza Fifa. Lo scorso settembre fu proprio il grande vecchio della Fifa a rivelare ai giudici della Procura di Berna il pagamento di due milioni di franchi svizzeri. Un colpo alla «muoia Sansone con tutti i filistei».

Chiedeva giustizia Platini, l’ha avuta. Mai provata l’accusa di corruzione, le Roi è stato ghigliottinato per conflitto d’interessi, offerta e accettazione di altri benefit, se così si può definire un pagamento di due milioni. «Erano dovuti per una consulenza tra il 1999 e il 2002», ha sempre sostenuto il francese. Dovuti, non legittimi.

«È una sentenza severa: non sarà facile avere una leadership al livello di Platini», ha spiegato il vicepresidente della Uefa Giancarlo Abete ai microfoni di «La politica nel pallone». E non ha torto. Platini è stato un presidente innovatore, lanciando il fair play finanziario, allargando la base delle federazioni europee arrivate a 55 e facendo scendere una pioggia di milioni su federazioni e club grazie agli introiti di Champions, Europa League ed Europei. Avrebbe vinto le elezioni Fifa e da squalificato ha fatto eleggere il delfino Gianni Infantino, suo ex segretario alla Uefa. Ora dovrà guardare da spettatore pagante gli Europei di Francia. L’Uefa decapitata ha convocato per il 18 maggio a Basilea un congresso per stabilire la data delle nuove elezioni, probabili a metà settembre ad Atene dove sarà scelto il presidente. Tra i favoriti l’olandese Michael Van Praag e il portoghese Fernando Gomes. Ma si sa, chi in conclave entra papa designato esce spesso cardinale.

Fonte: CORRIERE DELLA SERA - DE CAROLIS

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