Rassegna Stampa

«Il terreno è migliore di quanto credevamo»

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 01-05-2015 - Ore 09:08

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«Il terreno è migliore di quanto credevamo»

«Qui il terreno risulta migliore rispetto a quanto ci aspettavamo». Claudio Vercelli, ingegnere e direttore generale della Geores, la società che per conto della Roma sta eseguendo i sondaggi geologici sull’area dell’Ippodromo di Tor di Valle, è decisamente ottimista. «Dove ci sono le anse del Tevere – spiega – cioè dove il fiume ha depositato, in tempi recenti, i suoi materiali fini, la vegetazione è stata inglobata e trasformata, nel tempo geologico, in torba. Sull’altro lato, quello più vicino il depuratore Acea e il Fiume, questi livelli di torba sono molto più consistenti mentre qui (nell’area dove dovrebbe sorgere lo stadio, per intendersi, zona tribuna Tevere distinti Sud, ndc) il terreno risulta migliore di quello che ci aspettavamo». Dalle prime rilevazioni, infatti, sono emersi dati che indicano in 58-62 metri la profondità che dovrà essere raggiunta dai pali delle fondazioni dello stadio e le previsioni indicano in 1500 i pali da piantare.

Domanda precisa: cosa si presenterà in Campidoglio il 15 giugno, dato che i sondaggi terminano (su carta) il 5 giugno e che si stanno realizzando solo su aree di Parnasi mentre le costruzioni saranno anche su altre aree? «In Comune – rispondono i dirigenti della Romapresenti all’incontro – il 15 giugno contiamo di presentare il masterplan (un disegno generale dell’opera con l’esatta localizzazione di tutti gli edifici e le loro dimensioni di base, ndc) con i progetti definitivi delle opere pubbliche, di trasporto, dei ponti». Proprio l’assessore all’Urbanistica di Roma Capitale, Giovanni Caudo, nei giorni scorsi aveva lanciato un messaggio molto chiaro: «Il Comune è interessato a un intervento di qualità che non è solo estetica. Ci aspettiamo che, ancora di più in questa fase attuativa, la qualità sia il criterio guida per i progetti definitivi e per la realizzazione dell’intervento nel suo complesso».

Fonte: Il Tempo - Magliaro

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