Rassegna Stampa

Il tesoro Roma non finisce mai: il balzo in avanti è di 130 milioni

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 24-03-2016 - Ore 07:44

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Il tesoro Roma non finisce mai: il balzo in avanti è di 130 milioni

LA GAZZETTA DELLO SPORT - CECCHINI - In questi tempi strani, evidentemente le autorimesse vanno di moda nel calcio italiano. E così se Antonio Conte lunedì aveva detto che in Nazionale si sentiva in un garage, appena due giorni prima – proprio nel garage dell’Olimpico – il d.s. Walter Sabatini aveva scelto di improvvisare una specie di conferenza che, alla luce delle sue dimissioni di fine stagione, è apparsa un po’ come il suo testamento spirituale. Tra le altre cose ha detto: «Ho costruito cose importanti in questi anni, perché la Roma è una società patrimonializzata e competitiva». Dati alla mano, in effetti la «mission» principale data a lui e a tutta la dirigenza – che lo ha assecondato in questo senso – è riuscita. Numeri alla mano infatti dall’estate 2011, quando cioè la proprietà Usa ha preso le redini del club, la patrimonializzazione dei tesserati (compresi quelli in prestito) è andata a crescere, e tutto lascia pensare che a giugno farà registrare ulteriori incrementi per gli acquisti di Perotti e Zukanovic.

LA SALITA - La premessa è d’obbligo: il valore del calciatore messo a bilancio cambia ogni anno in relazione al costo storico decurtato stagione per stagione della frazione derivante dalla durata del contratto. Ovvero, se un giocatore è costato 20 milioni e ha firmato per 4 anni, l’anno dopo sarà iscritto per 15 (20 diviso 4), quello successivo per 10 e così via. Perciò, per calcolare se si sia fatta o meno plusvalenza, è quello il dato che va preso in considerazione. Ecco, le plusvalenze reali prodotte nel tempo dalla dirigenza sono state pari a circa 190 milioni. Perché «reali»? Perché a volte nel nostro calcio si usa scambiare alla pari atleti con valori probabilmente sopravvalutati così da iscrivere a bilancio plusvalenze che però non portano introiti nelle casse. La Roma non lo ha fatto e così la patrimonializzazione è passata dai 37,6 milioni del 2011 agli 82,9 del 2012, è appena calata nel 2013 (78,7) per poi risalire nel 2014 (89,1) e quindi schizzare in alto sia nel 2015 (134,7) sia nel primo semestre dell’attuale stagione (167,1). Detto che giocatori come Totti e De Rossi a bilancio valgono zero perché cresciuti nel vivaio, è logico che la partenza è stata a handicap perché della rosa del 2011 molti sono stati ceduti a costo zero. Non per il valore in sé dei calciatori (gente come Pizarro, Juan, Rosi o Brighi, per fare qualche nome), ma per via di quel mix fra età, scadenza contratto e ingaggio che aveva reso impossibile piazzarli.

GIOVANI E TOP - Per questo la politica della Roma è stata quella di puntare su giovani da rivendere quasi sempre con margine di guadagno. Per tale ragione si è scelto di operare attivamente con i procuratori, tant’è che gli esborsi per loro sono stati pari a circa 52 milioni. Bilancio alla mano investimenti ripagati, visto che – se la patrimonializzazione ora è appunto pari a 167,1 milioni – il valore di mercato dei tesserati è senz’altro superiore, diciamo intorno a 250 milioni. Due dati per tutti: Pjanic è iscritto per soli 4,5 milioni e Nainggolan per 10,2. Come dire che eventuali cessioni di due come loro genererebbero grandi plusvalenze. Insomma, nella politica del club non ci sarà mai l’ingaggio di un top player in stile Ibrahimovic, perché un investimento così oneroso (tra cartellino e ingaggio) sarebbe impossibile da ammortizzare. Certo, ai tifosi potrà non piacere, ma la filosofia del club ora è opposta a quella che condusse nel 2000 all’acquisto di Batistuta, fondamentale nel portare in dote uno scudetto ma anche un fardello nei conti. In attesa di sciogliere il «giallo» Champions, la Roma perciò può consolarsi con un bilancio che a giugno sarà quasi in parità (e con perdite sotto l’asticella Uefa) grazie a un fatturato che per la prima volta nella storia del club sfiorerà i 200 milioni, mentre i debiti si sono attestati a circa 155 milioni, senza contare che il monte ingaggi potrebbe scendere dai circa 103 attuali a 90 milioni. Non sappiamo se tutto questo sarà abbastanza per arricchire la bacheca, ma siamo certi che il presidente Pallotta apprezzerà lo stesso.

 

Fonte: LA GAZZETTA DELLO SPORT - CECCHINI

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