Rassegna Stampa

Il Toro adesso sfida la storia Mai così in alto dal 1976 Cairo: «Ma voliamo bassi»

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 29-09-2015 - Ore 07:37

|
Il Toro adesso sfida la storia Mai così in alto dal 1976 Cairo: «Ma voliamo bassi»

CORRIERE DELLA SERA - BONSIGNORE - C’è una metà di Torino che adesso pronuncia anche la parola scudetto. Ed è quella non pronosticata alla vigilia. È la Torino granata che festeggia il terzo posto della squadra di Ventura, con la Juve lontana 8 punti, e non si pone limiti. Vertigini da alta classifica? Forse, ma l’euforia è giustificata in un campionato che non offre punti di riferimento e di fronte a un Toro mai così in alto dagli anni dello scudetto del 1976. «Per ora si sogna ma nel calcio non si sa mai...» sorride Claudio Sala, il Poeta del gol di quella squadra. «Lo scudetto? Siamo partiti con obiettivi differenti — frena il presidente, Urbano Cairo —. Essere terzi dopo sei giornate è un grande risultato, che ci rende orgogliosi ma non creiamo illusioni e non voliamo troppo alto. Abbiamo un giusto mix di esperienza e gioventù, ragazzi dall’ottimo potenziale sui quali non dobbiamo mettere troppe pressioni». Atteggiamento saggio di chi è al settimo cielo ma, al tempo stesso, non vuole bruschi risvegli. «Per ora si sogna — ribadisce Sala — ma il Toro è una realtà in un campionato strano e quindi aperto alle sorprese. E per i granata il traguardo dell’Europa sarebbe ottimo». 
Già, l’Europa è un obiettivo che è nelle corde di una squadra che vuole tornare sul proscenio continentale dopo averlo frequentato dopo vent’anni di assenza fino agli ottavi di finale di Europa League lo scorso anno. La qualificazione conquistata con i gol di Cerci e Immobile era stata la prima grande vittoria firmata da Giampiero Ventura. È lui, da cinque anni in panchina (record dell’era Cairo), il vero artefice della rinascita. Sala concorda: «Questa squadra viene da una continuità di stagioni e risultati con lo stesso allenatore e questo fa la differenza. Ventura si è rivelato l’uomo giusto, ha riportato entusiasmo e fiducia in un ambiente depresso. E poi la programmazione: ogni anno il Toro sacrifica qualcuno per esigenze di bilancio, questa volta Darmian, ma la squadra non ne risente». Le chiavi del successo? Identità tattica precisa (3-5-2 il modulo), manovra che parte dalla difesa (blindata attorno a Glik), nucleo forte italiano (9 su 11 al via contro il Palermo), un totem come Quagliarella là davanti e tanti giovani, la novità di quest’anno. Con Baselli (meno grave del previsto l’infortunio al ginocchio, tornerà dopo la sosta) e Benassi che stanno facendo la differenza a centrocampo. «Gli uomini decisivi sono Bruno Peres e Quagliarella — sottolinea Sala —, ma la sorpresa è stata vedere carattere, qualità e grinta nel ribaltare situazioni di svantaggio». Sognare, quindi, non è peccato. 

Fonte: CORRIERE DELLA SERA - BONSIGNORE

commentiLascia un commento

Nome:  

Invia commento

chiudi popup Damicom