Rassegna Stampa

Immobile e Zaza finalmente un’altra (mezza) Italia

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 04-09-2014 - Ore 23:14

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Immobile e Zaza finalmente un’altra (mezza) Italia

Non potevamo chiudere di più all’Italia di Conte. Immobile e Zaza a parte e dopo aver finalmente visto qualcosa di diverso da Balotelli delle cose che mi piacciono ne dico tre. 1) Il gioco in verticale, sintetico e veloce. 2) L’abiura dell’orrido tiki taka che storicamente non ci appartiene e che francamente mi fa entrare il nervoso. 3) Il martello di Conte, che non scopro certo io. Se l’Italia avesse approfittato con la stessa veemenza del quarto d’ora iniziale dell’inferiorità numerica dell’Olanda invece di accontentarsi, sarebbe stato perfetto. Ma ho smesso da tempo di chiedere la perfezione alla nazionale. Mezza buona nazionale mi sembra già tantissimo. 

Né tantomeno mi aspetto chissà cosa dalla nazionale di Conte, da cui, ripeto, ci servono soprattutto degli sporchi e volgarissimi risultati. Il gioco e lo spettacolo se vorrà darceli saranno i benvenuti per carità, non ci sputiamo mica sopra, ma i risultati sì, quelli ci servono come l’ossigeno. Francamente non ne posso più della litania degli stadi vecchi e decrepiti, dei settori giovanili inariditi, dei campioni che scappano, dei troppi stranieri in campionato e delle altre mille cose che non vanno del nostro calcio. Mi sa ormai di rassegnazione e di alibi, sappiamo di stare a pezzi. Ma non possiamo permetterci il lusso di perdere ancora molto. 

Abbiamo una schifezza di calcio che è uno sport però che da molte chances a chi è  inferiore. Se serve possiamo metterci in dieci davanti al portiere, e colpire disperatamente in contropiede. Se siamo la provincia dell’Europa ebbene cominciamo a giocare da provinciali, ricominciamo da capo, come cinquant’anni fa, quando ci facevamo largo a gomiti larghi in area, entrando in scivolata tra piede e pallone, crepando dalla fatica un secondo dopo gli altri.

Il nuovo ct ha già rinnovato abbastanza la squadra, ma non fino in fondo. Intanto due punte vere invece di una e altre due fasulle mi sembra già qualcosa. Credo che Antonio Conte non voglia affatto una nazionale perfetta, ma una nazionale che ricominci dalle fondamenta, che si faccia avanti come un pacchetto di spinta, che riscopra l’essenza del calcio: fare squadra, vincere, portare punti. I risultati sono tutto, non è una vergogna chiedere soprattutto quelli.  

Non potevamo chiudere di più all’Italia di Conte. Immobile e Zaza a parte e dopo aver finalmente visto qualcosa di diverso da Balotelli delle cose che mi piacciono ne dico tre. 1) Il gioco in verticale, sintetico e veloce. 2) L’abiura dell’orrido tiki taka che storicamente non ci appartiene e che francamente mi fa entrare il nervoso. 3) Il martello di Conte, che non scopro certo io. Se l’Italia avesse approfittato con la stessa veemenza del quarto d’ora iniziale dell’inferiorità numerica dell’Olanda invece di accontentarsi, sarebbe stato perfetto. Ma ho smesso da tempo di chiedere la perfezione alla nazionale. Mezza buona nazionale mi sembra già tantissimo.

  Né tantomeno mi aspetto chissà cosa dalla nazionale di Conte, da cui, ripeto, ci servono soprattutto degli sporchi e volgarissimi risultati. Il gioco e lo spettacolo se vorrà darceli saranno i benvenuti per carità, non ci sputiamo mica sopra, ma i risultati sì, quelli ci servono come l’ossigeno. Francamente non ne posso più della litania degli stadi vecchi e decrepiti, dei settori giovanili inariditi, dei campioni che scappano, dei troppi stranieri in campionato e delle altre mille cose che non vanno del nostro calcio. Mi sa ormai di rassegnazione e di alibi, sappiamo di stare a pezzi. Ma non possiamo permetterci il lusso di perdere ancora molto.

  Abbiamo una schifezza di calcio che è uno sport però che da molte chances a chi è  inferiore. Se serve possiamo metterci in dieci davanti al portiere, e colpire disperatamente in contropiede. Se siamo la provincia dell’Europa ebbene cominciamo a giocare da provinciali, ricominciamo da capo, come cinquant’anni fa, quando ci facevamo largo a gomiti larghi in area, entrando in scivolata tra piede e pallone, crepando dalla fatica un secondo dopo gli altri.

  Il nuovo ct ha già rinnovato abbastanza la squadra, ma non fino in fondo. Intanto due punte vere invece di una e altre due fasulle mi sembra già qualcosa. Credo che Antonio Conte non voglia affatto una nazionale perfetta, ma una nazionale che ricominci dalle fondamenta, che si faccia avanti come un pacchetto di spinta, che riscopra l’essenza del calcio: fare squadra, vincere, portare punti. I risultati sono tutto, non è una vergogna chiedere soprattutto quelli.

Fonte: Repubblica.it - Fabrizio Bocca

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