Rassegna Stampa

In A troppi stranieri e solo l’8,6% di atleti cresciuti nei vivai

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 10-11-2015 - Ore 07:49

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In A troppi stranieri e solo l’8,6% di atleti cresciuti nei vivai

GAZZETTA DELLO SPORT - IARIA - Siamo sempre i soliti: vecchi, esterofili, incuranti dei vivai. Nonostante il varo delle nuove norme federali, sono le statistiche, fredde quanto inequivocabili, a inchiodare la Serie A. L’Osservatorio del calcio Cies ha aggiornato i dati dell’Atlante digitale a questa stagione (disponibili al link http://www.football-observatory.com/IMG/sites/atlas/en/index.html) e le notizie non sono confortanti per il panorama europeo e per quello italiano, in particolare. I giocatori di Serie A hanno un’età media di 27,1 anni, in leggero miglioramento rispetto ai 27,3 dello scorso torneo ma pur sempre la seconda peggiore performance di tutto il continente: solo il campionato turco è più vecchio con 27,3 anni, mentre la Premier ha un’età media di 26,9 anni, la Liga di 26,6 e la Bundes di 26,1. In Italia è il Chievo la squadra più anziana (30,6), poi Verona (28,3), Atalanta e Sassuolo (28); le più giovani Empoli (25,2), Carpi e Palermo (26,1). 
STRANIERI L’ondata di stranieri è inarrestabile. Livelli record in tutta Europa: tra le 31 leghe esaminate da Cies la percentuale di giocatori fuori dal Paese d’origine è del 37,5% contro il 36,8% della stagione passata. Ma la Serie A fa molto peggio della media: gli stranieri sono arrivati al 56,5% del totale, erano il 41,9% sei anni fa. Anche in questo caso occupiamo i primi posti di una classifica tutt’altro che invidiabili: terzi dietro Cipro (66,4%) e Inghilterra (59,9%), l’incidenza è meno marcata in Germania (45,9%) e Spagna (39,9%). 
fatti IN CASA I vivai, per contrasto, sono un optional. In Europa la quota di giocatori «cresciuti in casa» (secondo la definizione Uefa, militanti per almeno tre stagioni nel club tra i 15 e i 21 anni) è scesa dal 23,1% del 2009 al 19,7% del 2015 (dati al 1° ottobre). «Malgrado tutti concordino sul fatto che investire sui vivai sia prioritario per lo sviluppo del calcio, alla prova dei fatti i club che hanno il coraggio di dare spazio ai giovani talenti locali sono sempre meno numerosi», rileva Raffaele Poli, responsabile Cies. La percentuale crolla addirittura all’8,6% in Serie A, che fa meglio solo del campionato turco (8,3%): si va dal 22,2% dell’Empoli allo 0 (nel senso di nessun calciatore in rosa cresciuto nel proprio settore giovanile) di Verona, Chievo e Carpi. È vero che la normativa sulla valorizzazione dei vivai non è ancora entrata a regime in Serie A (i club che non avevano almeno 4 calciatori cresciuti in casa potevano sostituirli in lista con atleti formati in Italia) ma ci si aspettava sicuramente di più. 

Fonte: GAZZETTA DELLO SPORT - IARIA

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