Rassegna Stampa

Infront, lo zio, il nipote e il monopolio del pallone

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 29-05-2015 - Ore 08:12

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Infront, lo zio, il nipote e il monopolio del pallone

IL FATTO QUOTIDIANO – TECCE/FELTRI - Giorgio Napolitano e Angela Merkel, quella sera del 9 luglio 2006, sugli spalti dell’Olympiastadion di Berlino non riuscivano a capire cosa fosse successo. Perché sui maxi schermi non vennero trasmesse le immagini della testata che Zinedine Zidane aveva rifilato al difensore italiano Marco Materazzi, nella finale del campionato mondiale tra Italia e Francia. “La decisione spetta al direttore delle operazioni all’interno dello stadio. Di norma, però, l’indicazione è di non mostrare gli episodi controversi per evitare reazioni eccessive da parte del pubblico”, spiegò a Repubblica pochi giorni dopo. Stava difendendo la società che per conto della Fifa, la federazione internazionale del calcio, gestisce le riprese sul campo e le distribuisce alle tv.

LA SOCIETÀ si chiama Host Broadcast System, è controllata al cento per cento da Infront Sport & Media, la gigantesca società di management sportivo guidata, guarda caso, da un altro Blatter, Philippe, nipote di Sepp. L’intreccio familiare e imprenditoriale, da anni denunciato dai nemici di Blatter, diventa all’improvviso molto rilevante ora che un colossale scandalo di tangenti arriva a lambire il capo della Fifa, che è indagato dall’Fbi. È la proprietà transitiva: la Infront di Philippe Blatter si arricchisce anche e soprattutto per i suoi legami privilegiati con la Fifa di Sepp Blatter. Che è indagato per le tangenti sui mondiali del Qatar. Guarda caso, la Infront Media è in ottimi rapporti con il Qatar. Aspire Katara è una joint venture (società mista) tra un gruppo di imprese qatarine (Aspire Katara Investment) e Infront, nata a dicembre 2013 per gestire una parte del business che ruota attorno ai mondiali 2022, dall’ospitalità ai diritti di immagine della nazionale del Qatar a spazi pubblicitari negli stadi. E a proposito di ospitalità, cioè dei pacchetti alberghieri per i grandi eventi sportivi gestiti dalla Fifa, indovinate a chi li ha affidati in esclusiva Sepp Blatter? Alla Match Hospitality, nell’azio - nariato (con il 5 per cento) c’è ovviamente la Infront Media di Philippe Blatter, che sembra dover avere la sua fetta in ogni affare. Ray Whelan, un dirigente del gruppo Match, è stato arrestato durante i mondiali 2014 in Brasile per un traffico illegale di biglietti per i posti vip alle partite del mondiale. Whelan è stato arrestato al Copacabana Palace di Rio de Janeiro, l’albergo dove alloggiavano i dirigenti della Fifa. Ma è osservando le evoluzioni degli assetti societari di Infront che si riscontrano i fenomeni più curiosi. Come ricordato ieri da Gianni Dragoni sul Sole que il mondiale e non dimentica di coinvolgere, ogni volta che può, le società che fanno capo a Philippe Blatter.

NEL 2014 Infront passa di nuovo di mano. A un valore quasi doppio di quello a cui era stata comprata tre anni prima. Questa volta è una società cinese, Dalian Wanda, un colosso da 25,6 miliardi di fatturato, che rileva Infront per oltre un miliardo. E non sembra un caso che la Cina stia puntando al mondiale del 2026. Cambiano gli azionisti, ma il management resta lo stesso: Philippe Blatter è sempre presidente e amministratore delegato. Come se gli investitori sapessero che il giovane Blatter, anche e soprattutto perché nipote del vecchio Sepp, è l’uomo e il bene più prezioso di Infront. Chi ci fosse dietro Infront all’ini - zio, e quindi chi ha beneficiato dei 600 milioni pagati dal fondo inglese Bridgeport, non s’è capito. Il sistema Infront è stato importato in Italia con l’acquisi - zione della Media Partners di Riccardo Silva e Marco Bogarelli. Oggi Bogarelli, ex socio di Silva, è il capo di Infront Italia che replica, su scala nazionale, lo stesso schema della casa madre con la Fifa. È partito facendo da consulente della Lega Calcio per la vendita dei diritti televisivi poi si è esteso alla gestione del marketing di decine di squadre di Serie A e di Serie B e poi la Figc gli ha consegnato la Nazionale di Antonio Conte. Ora sta provando a conquistare anche la regia televisiva delle partite di tutto il campionato, sul modello la Hbs di Philippe Blatter. Infront Italia fattura 225 milioni di euro. È la gamba più solida sui cui poggia l’In - front del giovane Blatter. 24 Ore, nel 2002 la società svizzera Isl che gestiva i diritti tv per la Fifa stava fallendo. Blatter cartolarizza i crediti per i diritti dei mondiali 2002 e 2006, cioè si fa anticipare le somme da Infront Media, una società di cui non si può ricostruire l’azionariato. Ma si conosce l’amministratore delegato, dal 2005 è Philippe Blatter. Nel 2011 il fondo inglese Bridgepoint si compra Infront per 600 milioni. Ma, coincidenza interessante, in quei mesi il Financial Times riportò che anche la Qatar Investment Authority, il fondo sovrano dell’emirato che risponde direttamente al governo, era entrato nella corsa per Infront. Pochi mesi prima i soldi del Qatar hanno dato nuova linfa allo storico club francese del Paris Saint Germain. E già allora i nemici di Blatter denunciarono un’operazione esplicita dell’emirato per comprarsi i Mondiali. Il Qatar resta senza Infront, ma conquista comunque il mondiale e non dimentica di coinvolgere, ogni volta che può, le società che fanno capo a Philippe Blatter. NEL 2014 Infront passa di nuovo di mano. A un valore quasi doppio di quello a cui era stata comprata tre anni prima. Questa volta è una società cinese, Dalian Wanda, un colosso da 25,6 miliardi di fatturato, che rileva Infront per oltre un miliardo. E non sembra un caso che la Cina stia puntando al mondiale del 2026. Cambiano gli azionisti, ma il management resta lo stesso: Philippe Blatter è sempre presidente e amministratore delegato. Come se gli investitori sapessero che il giovane Blatter, anche e soprattutto perché nipote del vecchio Sepp, è l’uomo e il bene più prezioso di Infront. Chi ci fosse dietro Infront all’ini - zio, e quindi chi ha beneficiato dei 600 milioni pagati dal fondo inglese Bridgeport, non s’è capito. Il sistema Infront è stato importato in Italia con l’acquisi - zione della Media Partners di Riccardo Silva e Marco Bogarelli. Oggi Bogarelli, ex socio di Silva, è il capo di Infront Italia che replica, su scala nazionale, lo stesso schema della casa madre con la Fifa. È partito facendo da consulente della Lega Calcio per la vendita dei diritti televisivi poi si è esteso alla gestione del marketing di decine di squadre di Serie A e di Serie B e poi la Figc gli ha consegnato la Nazionale di Antonio Conte. Ora sta provando a conquistare anche la regia televisiva delle partite di tutto il campionato, sul modello la Hbs di Philippe Blatter. Infront Italia fattura 225 milioni di euro. È la gamba più solida sui cui poggia l’In - front del giovane Blatter.

Fonte: IL FATTO QUOTIDIANO – TECCE/FELTRI

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