Rassegna Stampa

Inter-Roma negli Usa, 12 mila spettatori. In 109 mila per United-Real. Parliamone…

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 04-08-2014 - Ore 08:45

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Inter-Roma negli Usa, 12 mila spettatori. In 109 mila per United-Real. Parliamone…

Dov’è l’errore? In 109mila per United-Real Madrid, quasi un Superbowl, e in 12mila al cinema d’essai per Inter.Roma. Tremendo e impietoso. Stesso torneo, Guinness Cup, sempre Stati Uniti e amichevoli d’agosto. Solo che un impianto è riempito al 100% — basta vedere le foto impressionanti da Ann Arbour, città di 117mila abitanti del Michigan, per rendersi conto che non sarebbe entrato neanche un politico italiano con uno dei suoi biglietti omaggio — mentre l’altro stadio, nella ben più grande Filadelfia, ha l’82% dei posti vuoti. Viene il legittimo sospetto che i 62mila di United-Inter e ReaI-nter fossero lì per i rivali. Non sarà che Inter-Roma è una partita di Serie A?

Non c’è errore. E non sono cifre banali. Senza essere disfattisti la verità è proprio questa e soltanto noi, i diretti interessati, fingiamo di non rendercene conto. Troppo coinvolti in beghe politiche che sanno ogni giorno di più di trasformismo. Troppo interessati ad arraffare i soldi dei diritti tv (chissà come così alti) da spendere in stipendi e mediazioni ancor prima che siano incassati. Troppo inerti in qualunque decisione strategica e investimento, dal rinnovamento degli stadi a un progetto serio di rinascita del sistema: d’altra parte in linea con i governi degli ultimi vent’anni. Tanto arrivava sempre un Mondiale, o una Champions, a cancellare crimini e misfatti. Succederà ancora? Che il nostro predominio finanziario degli anni 80 e 90 sprofondi di pari passo con la depressione economica del Paese ci può anche stare. Ma che le nostre squadre non riescano più a prepararsi atleticamente (ricordate quando prendevamo in giro gli inglesi per le patatine fritte a pranzo?), in Champions non reggano ritmo e personalità, e sembra vogliano sperimentare la moviola in campo, è inaccettabile. E poi vogliamo che gli stadi siano pieni. Se ci fossero spettacolo, Boniek e Platini, Falcao e Zico, Rummenigge e Matthaus, Gullit e Van Basten, Zidane e Ronaldo, la gente andrebbe a vedere le partite anche in piedi.

Lo stadio è un problema, non «il». Questo è lo specchio del nostro calcio oggi. In Germania c’è una media di oltre 43mila spettatori a partita (stadi pieni al 96%), in Italia siamo sotto i 24mila (56%). Perché non c’è niente da vedere. Perché le squadre s’accordano tacitamente per andare a due all’ora. Perché a fine campionato chi non s’allinea al pari di comodo è un «infame». Perché i nostri top player, con tutto il rispetto, sarebbero vicetop player in Spagna, Inghilterra, Germania e, considerati Ibra, Cavani, Silva, Lavezzi e Pastore, anche in Francia. Spiegateci perché dovremmo andare ancora allo stadio invece di vedere al caldo della tv la Liga o la Premier. Calciatori, dirigenti, politici: fate outing. Mentre precipitiamo al rallentatore, come Wyle Coyote che s’agita per aria dopo aver superato il ciglio del burrone. Solo che la corda per la salvezza non la lancerà nessuno. Dobbiamo tirarla fuori dalle nostre tasche. In fretta.

Fonte: GASPORT (F. LICARI)

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