Rassegna Stampa

Io, Pallotta. Io, Totti

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 23-04-2016 - Ore 07:00

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Io, Pallotta. Io, Totti

GAZZETTA DELLO SPORT - Ancora? Ma davvero mi chiedete questo? Sono mesi che mi tartassate con questa domanda. Voi, la gente, i tifosi. Eppure pensavo di essere stato chiaro: ne parlo solo con Francesco, è un discorso che riguarda me e lui. E nessun altro. E poi, francamente, adesso comincio anche un po’ a stancarmi. In questa vicenda ci hanno messo bocca in troppi, magari qualcuno avrà anche qualche interesse personale per farlo. Ma io con Totti sono stato chiaro, è inutile che mi dite il contrario. Lui sa come la penso e quello che gli ho detto, anche se è successo tutto in pochi minuti, è vero. Ma pochi minuti bastano anche per raccontare un mondo intero, a volte. Comunque l’ho detto poco più di un mesetto fa a Boston, alla Sloan Conference e lo ribadisco anche adesso: a 39 anni non si può giocare come prima, il suo corpo non glielo permette, seppur abbia ancora un talento con delle qualità enormi. Nei nostri colloqui gli ho detto che resterà a Roma per più di 30 anni e di pensare a come deve essere la sua uscita dal calcio. La pressione per il contratto è fortissima, ma non mi sembra difficile da capire tutto questo.

E poi basta anche con la storia del rispetto, del paragone con Del Piero, del fatto che non abbiamo il coraggio di prendere una decisione. Noi la nostra l’abbiamo già presa e penso che sia molto più rispettoso comunicarla insieme a Francesco che non fare un comunicato o scegliere da solo, come club. Aspettiamo Totti per dire a tutti quale sarà il suo e il nostro futuro.

 

Oh, ma lo sapete che aveva ragione Luciano? No, non ridete...aveva ragione a dire che mi sarei dovuto fasciare le caviglie. Solo che c’è voluta una vita...io faccio le cose in fretta, in tre minuti segno due gol. Sono generoso, io: a Spalletti ho regalato una vittoria, a Pallotta ho garantito un po’ di milioni con la Champions. Io invece mi sono accontentato di un caffé a Trigoria: no, stavolta non sono andato da Quinto, il bar di fronte. Sono rimasto dentro, volevo vedere un po’ di facce. Mi sa che qui però l’aria non cambia. Pallotta vuole che io smetta. Cosa devo fare di più? Quando dicevo che avrei voluto continuare, c’era chi mi rideva dietro. Ora, almeno su questo, ho convinto tutti. Su di me leggo e sento solo cose belle. Quando arrivai 5o al Pallone d’oro, 15 anni fa, c’era chi mi dava del bullo. E ora sono gli stessi che mi osannano: mi viene qualche dubbio...

 

Voglio giocare fino a 40 anni e diventare l’unico calciatore della Roma a vincere due scudetti. Me lo merito o no? Vi dà fastidio questo? I sei anni di contratto da dirigente non mi interessano. Mi ci vedete in giacca e cravatta? Non è che non voglio crescere: questa è la mia vita. Bella l’America, Toronto, New York e Los Angeles ancora di più. Ma un trasloco non l’ho immaginato veramente, in vita mia. Mi ha chiamato pure l’Al Jazira, ci penso e dico: che campionato è? Io voglio la Roma. Anche se qui mi rinfacciano: non fai vita da spogliatoio. Ma sono sempre stato così, ve ne accorgete ora? L’ho detto pure a Staffelli: il passato si dimentica, ecco la verità. Ora Luciano fatica a rivolgermi la parola in allenamento, 10 anni fa però non faceva così... L’intervista al Tg1? Ok, ho sbagliato. Ma ero sull’orlo di una crisi di nervi. Dai Jim, so che torni a Roma a fine maggio. Riparliamo, senza filtri, io e te. A Luciano non creerò problemi, diglielo anche tu. Non mi deludere. Io porto la penna. E poi stavolta mi butto in piscina io.

 

 

 

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