Rassegna Stampa

Islanda e Galles la nouvelle vague europea

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 05-09-2015 - Ore 08:04

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Islanda e Galles la nouvelle vague europea

IL MESSAGGERO - SACCA' - Nelle pieghe di questo calcio che sforna partite ad ogni respiro, non si può certo non notare una tendenza intorno alla quale vanno disponendosi diverse nazionali europee. Da un lato le squadre di tradizione precipitano; dall’altro le selezioni meno blasonate vivono momenti di splendore. Il risultato è un concentrato di pura meraviglia, l’incontro di due traiettorie provenienti da altitudini opposte ma, in certo modo, simmetriche. Così, è facile registrare ad esempio lo sfrecciare dell’Islanda, capolista del girone A con 18 punti raccolti in sette turni. Non ha mai partecipato a un Mondiale o a un Europeo, eppure adesso è ad un soffio da Parigi, ben guidata dal ct Lagerback. Lontane otto lunghezze dagli islandesi, ecco venire a galla le macerie dell’Olanda di Blind: terzi in Brasile, gli oranje l’altra sera hanno perso in casa proprio contro i blu di Reykjavik, annegando in via definitiva in un abisso di ricordi. Rischiano, eccome, di mancare l’Europeo. Nel gruppo C, lo scenario non è differente, tutt’altro: perché un’altra nazionale mai apparsa agli Europei, la Slovacchia di Kozak, ha già accumulato un vantaggio di tre punti addirittura rispetto ai campioni in carica della Spagna. Come d’altronde pure il Galles di Bale, mai presente agli Europei, una volta ai Mondiali e ora primo nel girone B con tre punti di margine sul Belgio. Al quadro, poi, bisogna aggiungere la Polonia di Nawalka, impegnata in un serrato duello di vertice con la Germania, che però ieri ha vinto lo scontro diretto per 3-1, grazie al gol di Mueller e alla doppietta di Goetze (per i polacchi gol di Lewandowski e panchina per il romanista Szczesny).
LE RAGIONI È evidente che la mappa presenti una mutazione dai contorni piuttosto netti. Ma che cosa è accaduto? Perché tante grandi nazionali, compresa l’Italia, si sfaldano sotto ogni profilo, e molte piccole volano? Un paio, le ragioni. Innanzi tutto, la congiuntura storica: abituate a impiegare stelle e fuoriclasse, parecchie squadre d’improvviso non hanno avuto la fortuna (o la bravura) di disporre di sostituti degni. Ovvio, quindi, che la ruota del ricambio generazionale si sia inceppata subito. Del resto un altro Xavi, o van Persie, dove mai lo si potrà trovare? Intanto però le federazioni e, di rimbalzo, le selezioni minori sono cresciute grazie agli investimenti economici, alla formazione dei tecnici, alla coltivazione dei vivai e al moltiplicarsi degli osservatori. Fino a poco tempo fa l’Islanda incuriosiva, con tutti quei cognomi che finivano in «son». Adesso giocarci contro è un martirio.

Fonte: IL MESSAGGERO - SACCA'

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