Rassegna Stampa

Italia in volo

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 18-06-2016 - Ore 07:01

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Italia in volo

IL CORRIERE DELLA SERA - BOCCI - Chissà se ora che abbiamo liquidato la Svezia, conquistato gli ottavi di finale e scacciato l’incubo di un’avventura nel segno della mediocrità, saremo pronti per un Europeo da protagonisti. L’ultima volta che l’Italia aveva vinto due partite di fila in un torneo internazionale era il 2000, chiuso con la finale persa in maniera rocambolesca e dolorosa contro la Francia. Conte c’era allora come oggi, ha solo trasferito dal campo alla panchina la sua determinazione. Ora è l’allenatore di un gruppo di ferro, il guru di una squadra che risponde puntuale a ogni sua sollecitazione.

Nel fresco pomeriggio di Tolosa la Nazionale frantuma la maledizione della seconda partita alla fine di novanta minuti complicati. L’Italia vince con le armi che Conte le ha insegnato a usare: pazienza e soprattutto determinazione. La pazienza di aspettare il momento giusto, la determinazione di non mollare sino all’ultimo respiro e di raddoppiare le energie quando l’algida Svezia mostra le prime crepe. Crederci sino in fondo è il martellante refrain dell’allenatore. E la squadra ci crede. Il gol che rovescia il mondo azzurro lo segna Eder, due minuti prima del novantesimo, con un’azione magistrale in cui il calimero brasiliano mette in mostra il meglio del suo repertorio: scatto, dribbling, freddezza, precisione. Il suo destro muore nell’angolo basso alla sinistra di Isaksson e cambia lo spartito di una sfida incollata sullo 0-0. Al di là dei tre punti preziosissimi, gli azzurri non riempiono gli occhi come avevano fatto all’esordio contro il Belgio.

Per un’ora abbondante siamo troppo bassi, imprecisi nelle uscite, incapaci di alzare il ritmo. I lanci di Bonucci e De Rossi sono sempre fuori misura, gli inserimenti di Giaccherini sbagliati e i cross di Candreva finiscono in bocca al portiere.

La Svezia gira intorno a Ibra, che fa più paura che altro. Zlatan sbatte contro il muro azzurro, ingaggiando un duello formidabile e senza esclusioni di colpi con Chiellini. La difesa juventina, ancora una volta, è la base delle nostre fortune e consente all’Italia di restare imbattuta per la quarta volta di fila: non succedeva dal Mondiale 2006 e anche questo è un segnale. I gialli non riescono a tirare neppure una volta contro Buffon. Noi poco di più: un destro di Candreva e la traversa (di testa) di Parolo. Era dal 1980 che una partita dell’Europeo non produceva così poche conclusioni.

A noi però va bene così. Conte, imbattuto nelle partite ufficiali, ancora una volta azzecca i cambi. L’ingresso di Zaza al posto di uno sconclusionato Pellé dà la scossa ed è proprio l’attaccante juventino, sulla rimessa laterale di Chiellini, a regalare a Eder il pallone buono. Il brasiliano era stato decisivo nelle qualificazioni e adesso ci spinge agli ottavi. Missione compiuta. Veniamo da lontano, ma promettiamo di recuperare il tempo perduto. Alcuni problemi restano, sia chiaro. Quando ci sarebbe bisogno della tecnica per avere ragione dei giganti svedesi, lasciamo un po’ a desiderare e rispetto all’esordio creiamo poco nonostante la scelta di Florenzi esterno sinistro al posto di Darmian. Però vincere aiuta a vincere. E, in attesa di sapere se andremo a Parigi, abbiamo recuperato orgoglio e dignità. Mica poco, considerando da dove siamo partiti .

Fonte: Il Corriere della Sera - Bocci

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