Rassegna Stampa

L’ansia, l’orgoglio e i 3 punti - L’Italia di Verratti scappa sul 2-0 poi soffre e Immobile in 10 fa 3-1

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 06-09-2016 - Ore 06:34

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L’ansia, l’orgoglio e i 3 punti - L’Italia di Verratti scappa sul 2-0 poi soffre e Immobile in 10 fa 3-1

LA GAZZETTA DELLO SPORT - LICARI - Forse sarà il caso di rivedere il debutto con la Francia, almeno al netto almeno degli errori individuali. Lì era stato Chiellini a inguaiare Ventura perdendosi nelle azioni chiave. Qui ancora lui, davvero inspiegabile, prima perde la palla del momentaneo gol che tiene in piedi Israele, poi si fa espellere costringendo gli azzurri a barricarsi per mezzora, in dieci contro undici, col batticuore. Senza le quattro «chiellinate» consecutive – ci scusi il protagonista, in altre situazioni decisivo – con la Francia magari andava diversamente e in Israele ci saremmo preoccupati soltanto dei gol segnati. Ma è finita lo stesso 3-1 perché ci abbiamo creduto, abbiamo ritrovato la difesa e Ventura non ha mai perso la calma, anzi l’ha data, gestendo perfettamente i cambi. Soprattutto è finita 3-1 perché abbiamo trovato un Verratti enorme, in stile Pirlo, che compensa quel po’ di fantasia in meno con una grinta da mediano insostituibile. Comincia a vedersi l’Italia di Ventura, più logica, più intelligente, più letale, e intanto sta nascendo l’Italia di Verratti.

TUTTO FACILE MA… Niente entusiasmi, ehi, perché Israele è modesto, anche se coraggioso. Si sapeva. Stava andando tutto bene, soprattutto l’Italia stava giocando da Italia, da grande contro una piccola. Approfittando di una tattica di Israele ben più offensiva del previsto, infatti, Ventura aveva gestito la manovra come meglio sappiamo fare. E cioè giocando ben coperti dietro, lasciando il possesso agli avversari, con misure più corte a centrocampo, e colpendo in profondità. Ispirati da Verratti. Senza perdersi in passaggetti orizzontali, ma puntando subito in verticale, dopo un paio di triangoli. Solo un minimo di sofferenza a sinistra contro i tre trequartisti del 4-2-3-1 di Levy – il deludente Zahavi, gli ottimi Kayal e Ben Haim – poteva essere un segnale d’allarme. Ma erano bastate due azioni per illudersi di chiudere la pratica.

VERRATTI, POI CHIELLINI Guarda caso, due azioni ispirate da Pirlo, pardon Verratti, che al 14’, come un «10», trova Antonelli a sinistra: taglio rasoterra per Pellè, nono gol azzurro, il secondo con Ventura. E uno. Alla mezz’ora di nuovo Verratti, sempre a sinistra, lancia Bonaventura che si infila in area ed è messo giù da Ben Bitton: rigore di Candreva, 2-0. Sinistra, sinistra. Sì, l’Italia è proprio sbilanciata: a destra si difende meglio con Barzagli insuperabile, e Parolo sempre in copertura, mentre sull’altro versante è più brava ad attaccare con Bonaventura versione offensiva e concreta, ma dietro soffre perché anche Antonelli non chiude. Pellè tiene alto il gioco, Eder fa l’elastico. Ma poi per Chiellini si spegne la luce. Un «giallo» per palla persa. Un’altra papera che regala a Ben Haim la possibilità del pallonetto imparabile del 2-1 (35’). E infine un fallo a palla lontana che obbliga l’ottimo Karasev alla seconda ammonizione quando mancano 35’.

RESISTENZA «IMMOBILE» Comincia un’altra partita che le due squadre interpretano come devono. Se niente si può rimproverare a Levy, che aumenta gli attaccanti e assedia gli azzurri, è bravo Ventura a non farsi prendere dal panico. Sarebbe stato più rassicurante un 4-4-1, invece prima sceglie Ogbonna (per Bonaventura) per un 3-4-2 più attivo. Poi con Florenzi (per Candreva) protegge la fascia destra. Infine con Immobile (per Eder) trova velocità, profondità e voglia di lottare, senza rinunciare a Pellè stremato ma decisivo nel far salire la squadra. Così basta un lancio di Buffon a tagliare il campo, basta una spizzata di Pellè per lanciare Immobile al diagonale vincente. Ecco il nostro gioco, pratico, efficace. Se contassimo le altre occasioni enormi di Pellè ed Eder, sarebbe stata goleada.

VERSO LA SPAGNA L’Italia tiene così il ritmo della Spagna. La sfida era impari, al Liechtenstein loro ne hanno segnati 8, ma tra un mese arriva lo scontro della verità. Si capisce già che sarà una sfida a due. I segnali sono più incoraggianti: Verratti non potrà che entrare in condizione, ma già è il leader, difende la palla mirabilmente, la riconquista, imposta. Una partita così, da play, non si ricorda. Bonucci accanto è un valore aggiunto che moltiplica le soluzioni in impostazione. Non ci sarà Chiellini e, a questo punto, Ventura potrà pensare se fare ancora più sua l’Italia passando alla difesa a quattro. Intanto c’è da godersi la 51a partita di qualificazione senza sconfitte tra Mondiali ed Europei (38-13-0). Evitiamo che sia la Spagna a interrompere il ciclo, si può.

Fonte: LA GAZZETTA DELLO SPORT-LICARI

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