Rassegna Stampa

Iturbe, quando un addio ti salva la vita

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 23-11-2015 - Ore 07:43

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Iturbe, quando un addio ti salva la vita

IL MESSAGGERO - CARINA - Doveva essere la gara del riscatto e invece si è trasformata nell’ennesima prova anonima. Mascherata dal rigore procurato (sul quale rimane più di qualche dubbio) che non riesce però a regalare aIturbe la sufficienza. Soltanto nella (grande) volontà va premiato l’argentino che è sembrato ancora una volta un pesce fuor d’acqua. Pronte le giustificazioni: su un campo del genere non si poteva giocare e Manuel, tecnico e forte nelle ripartenze palla al piede, è stato penalizzato. Se però Giaccherini, più basso di lui di due centimetri e più leggero, risulta il migliore, giocando più o meno nello stesso ruolo (ossia, in appoggio al centravanti), l’alibi del terreno allagato regge poco. La verità è che in questo momento aIturbe non riesce nulla.

OCCHI DELLA TIGRE E il primo a rendersene conto è proprio lui come quando nella ripresa, l’altra sera al Dall’Ara, ha rimediato un cartellino giallo per eccesso di generosità dopo l’ennesimo errore in appoggio. Una rincorsa disperata per fermare Giaccherini e metterlo giù, sperando nella clemenza diGarcia che aveva già pronte le prime sostituzioni. A volte, quando le telecamere lo riprendono in primo piano, glielo leggi negli occhi: vorrebbe spaccare il mondo ma è il mondo che lo circonda che sta poco a poco sgretolando le sue certezze. Che sino allo scorso anno erano fatte di iniziative individuali, di accelerazioni e di conclusioni. Per carità, anche di errori ma almeno Iturbe era vivo. Ora invece no, ingabbiato e attento più a rincorrere l’avversario piuttosto che a saltarlo in dribbling. Proprio a Bologna, il 6 ottobre di due anni fa (Bologna-Verona 1-4), aveva giocato la sua gara più bella da quando è in Italia: un gol e due assist. Pioveva anche quel giorno e il campo era lento. Non come sabato, ma comunque pesante. Leggero invece era Manuel. Nel pensiero, nelle idee, nelle gambe, nel piacere di giocare quel calcio definito da Sabatini ‘di piazzetta’, nella ricerca del ‘dai e vai’ cestistico con Toni, nell’assoluta mancanza di timore nel provare la giocata e la conclusione a rete. Ora quel giocatore non c’è. E gennaio si avvicina. Forse, per ritrovarsi, sarà meglio dirsi arrivederci. Stavolta senza ripensamenti.

 

 

Fonte: IL MESSAGGERO - CARINA

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