Rassegna Stampa

L’abitudine alla mediocrità dell’Italia senza più stelle

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 05-09-2015 - Ore 07:51

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L’abitudine alla mediocrità dell’Italia senza più stelle
LA REPUBBLICA - CURRO' - orto  maltese. Il breve video dell’esultanza scomposta. Cdi Conte per il gol di braccio di Pellè a Malta racconta la cruda realtà del calcio italiano. La Nazionale - massima espressione dello sport più popolare del paese (1.073.286 calciatori tesserati e almeno il triplo di praticanti) - festeggia la minuscola vittoria casalinga contro la squadra di un’isola di 416 mila abitanti, terz’ultima in Europa davanti a San Marino e Andorra. «Siamo tutti sotto esame, a cominciare da me». A 8 mesi da un Europeo ancora da conquistare, la sincerità del ct barricato a Coverciano, dove ieri ha fatto a porte chiusissime con bodyguard ovunque le prove per domani a Palermo con la Bulgaria, smaschera un serio problema. Con pochissime certezze (la difesa juventina, Darmian, i dribbling di Candreva), tutto è da costruire, sistema di gioco incluso: il passaggio dalla difesa a 3 e dall’attacco a 2 punte al 4-3-3 è così poco convincente da autorizzare la tentazione del ritorno al punto di partenza. Il presidente della Figc Tavecchio vuole prolungare il contratto di Conte al 2018. Ma la questione impellente non è più l’eventuale successore, da Ancelotti in giù. I dubbi sono più prosaici.
Quello inedito è Pirlo. Conte ha ammesso per la prima volta che il regista, emigrato in America, è in discussione. «Dovrà dimostrarsi all’altezza, come tutti». E che l’intesa con Verratti interno perplesso («qui si gioca meno il pallone rispetto al Psg») è da verificare. «Come ho visto Pirlo e Verrratti insieme? Me lo tengo per me». Pasqual, Bertolacci (infortunato) e Gabbiadini hanno perso l’occasione. Pellè e Eder sono affidabili, non certo intoccabili: si riaprono spiragli per Balotelli e Rossi. Intanto, col pupillo Giaccherini pronto a rimettersi in mostra a Bologna, il ct dà il via alla battaglia per evitare il taglio anticipato, anche se forse derogherà alla bocciatura di chi non è titolare nel club (a Firenze hanno giocato Pasqual e Gabbiadini). In molti sperano nella vetrina di Palermo: De Sciglio, Criscito, El Shaarawy, Insigne, Immobile e Zaza. Ma potrebbero ottenerla De Rossi e Vazquez. Conte ha solo le 2 settimane di ritiro prima di Euro 2016, per tornare allenatore a tempo pieno e compensare le vistose carenze della squadra.
Il punto toccato giovedì a Firenze sembra il più basso della storia. E il ct, chiunque sia, c’entra poco. Negli ultimi 6 anni se ne sono avvicendati 3 (Lippi, Prandelli e Conte), ma delle 72 partite del declino iniziato alla Confederations 2009 (tolte le 12 del felice Euro 2012 e della discreta Confederations 2013) l’Italia ne ha vinte soltanto 30, perdendone 16 (il 22%). Ormai stenta anche in casa, contro avversarie storicamente debolissime. L’Azerbaigian, nel 2003 sommerso a Reggio Calabria (4-0), 11 mesi fa a Palermo accarezzò il pari. I maltesi non avevano mai sfiorato il vantaggio come a Firenze, nemmeno nello 0-2 della gestione Prandelli: li umiliarono l’Italia di Vicini (5-0) e quella di Sacchi (6-1). Le prime volte cominciano a essere troppe: alla vigilia del Mondiale brasiliano l’1-1 di Perugia, in amichevole col Lussemburgo, venne colpevolmente sottovalutato, mentre nell’81 l’1-0 dei futuri campioni di Bearzot aveva suscitato indignazione.
Oggi prevale il disincanto. L’Italia in caduta è stata sbattuta fuori al primo turno dei Mondiali da Slovacchia e Costa Rica, ha pareggiato con Nuova Zelanda, Armenia e Haiti e dopo l’Egitto, alla Confederations 2009, ha perso quasi sempre con le nazionali extraeuropee. «C’è un cambio generazionale », spiega il ct di Malta Ghedin, ex Figc. L’oriundo Eder la butta sulla globalizzazione. «Nessuno più è tatticamente ignorante: tutti sanno come metterti nei guai». Il più lucido è l’unico nuovo talento sbocciato nel deserto. Allo United Darmian ha già constatato la differenza. «Il ritmo. Rispetto alla serie A, è molto più alto». In effetti la sveglia è suonata quando lui ha sfoggiato ritmi da Premier League. Giovedì, a parte i tre juventini superstiti, l’Italia aveva solo due giocatori da Champions: il parigino Verratti e l’inglese Darmian. Ne servirebbe qualcun altro, per non arrendersi alla mediocrità.

Fonte: LA REPUBBLICA - CURRO'

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