Rassegna Stampa

L’appello di Conte a Pirlo: «Torna in Italia»

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 10-11-2015 - Ore 07:30

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L’appello di Conte a Pirlo: «Torna in Italia»

CORRIERE DELLA SERA - TOMASELLI - Alle 14.58, sul piazzale del centro tecnico di Coverciano, Antonio Conte sbuffa e corre ad ampie falcate per non arrivare in ritardo alla sessione video delle 15. Non c’è tempo da perdere: la nazionale sfida Belgio e Romania adesso, Spagna e Germania a marzo, poi sarà già il momento di Euro 2016. E il senso di urgenza è tutto nei messaggi lanciati dal c.t. Il più forte riguarda Andrea Pirlo: «Di Andrea ho una stima immensa, ma ho anche la necessità di essere freddo: lui andrà per i 37 anni, gioca negli Usa dove la sosta dura fino a marzo. Devo iniziare a guardarmi intorno, prendere in considerazione altre ipotesi e pensare che Pirlo possa non esserci più in nazionale. L’Inter? Se Andrea tornasse in serie A con qualsiasi squadra sarei molto contento — ammette —, perché avrebbe la possibilità di allenarsi in una determinata maniera e potrebbe fare ancora la differenza. Il mio timore è che la lontananza possa fargli perdere tutto questo. Mi sembra una paura legittima, che chiunque avrebbe al mio posto». 
A questo punto ci sarebbe da sorprendersi se l’ultimo dei nostri campioni (assieme a Buffon) non tornasse a giocare in Italia (ieri Marotta ha escluso che Pirlo possa accettare un’offerta dell’Inter)e perdesse così l’occasione di rientrare nel «club del fuoco» inaugurato ieri dal c.t., senza Lorenzo Insigne, grande escluso di queste convocazioni, dopo che un mese fa aveva lasciato il ritiro azzurro per un leggero problema fisico: «Se vogliamo fare qualcosa di straordinario, ho bisogno di uomini straordinari. Ho richiamato De Silvestri, che a giugno contro il Portogallo ha sacrificato un ginocchio per noi. Verratti ora non c’è per infortunio, ma è uno di quelli che mi ha dato dimostrazione di tenerci tantissimo alla maglia, giocando in Azerbaigian nonostante non fosse al meglio e quindi rischiando. Questi saranno giocatori che io difenderò a spada tratta e per i quali mi butterò nel fuoco». 
Per entrare nel circolo degli azzurri straordinari (ieri assente Bonucci, ma solo per febbre), Insigne dovrà fare fatica: «Non l’ho chiamato per scelta tecnica — chiosa il c.t. —. Così come Berardi (che ugualmente aveva lasciato l’Italia a ottobre) è andato con l’Under 21: non capire il valore della maglia azzurra è inopportuno e ingiustificabile. Voglio una squadra che renda orgoglioso il popolo italiano, che dia emozioni positive e che senta questa maglia come una seconda pelle. Abbiamo messo al centro del nostro progetto il gioco, non il singolo, altrimenti saremmo fregati: se pensiamo di andare a vincere gli Europei con i singoli, vi dico già che ce ne torniamo a casa…». 
Il fuoco del c.t. è così caldo che l’ultima bufera sul presidente Carlo Tavecchio sembrerebbe già assorbita. Non lo è affatto, né per il diretto interessato (che dice «Il tempo sarà galantuomo») né per la struttura del quale è a capo: le «uscite» del numero 1 della Federcalcio sono sempre più fonte di imbarazzo nelle trattative con gli sponsor (ieri è stata presentata anche la nuova divisa «civile» firmata Scervino) e nella politica internazionale. «I modi in cui è stata registrata la conversazione, così come le parole usate sono inaccettabili» ha ribadito ieri il presidente del Coni, Malagò, che ha ricevuto la relazione sul «caso Giacomini» e sulle dichiarazioni su ebrei e omosessuali rilasciate da Tavecchio al giornalista, che le ha diffuse solo dopo il rifiuto della Figc di finanziare le sue iniziative editoriali. 
Ma venerdì si gioca in Belgio contro la squadra numero 1 del ranking Fifa, nello stadio costruito al posto del famigerato Heysel: ieri Tavecchio e Chiellini hanno partecipato al conferimento della massima onorificenza del Comune di Firenze all’associazione delle vittime del 1985. L’Italia di Conte va di fretta, ma il passato — recente e meno recente — non si cancella. Neanche con le vittorie. 

Fonte: CORRIERE DELLA SERA - TOMASELLI

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