Rassegna Stampa

L’arma in più di Luciano Nell’anno della scimmia il Mono salta tra le linee

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 08-02-2016 - Ore 08:23

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L’arma in più di Luciano Nell’anno della scimmia il Mono salta tra le linee

LA GAZZETTA DELLO SPORT - STOPPINI - El Mono ce l’aveva scritta nel destino, questa partita, questa serata, questo gol. Perché quando vai in campo con la scritta in onore del Capodanno cinese, nel giorno giusto, tutto diventa una logica conseguenza. «Buon anno», Diego Perotti. Oggi, 8 febbraio, inizia l’anno della scimmia in Cina. L’anno del Mono, per l’appunto. È finito quello della capra, chissà che non sia un segnale per la Roma tutta. Che ora si coccola questo argentino che non ha fatto neppure in tempo a prendere casa in città che in sei giorni ha messo insieme un assist, contro il Sassuolo, e ora pure un gol che alla fine della fiera diventa prezioso come l’oro, perché riavvicina la squadra al terzo posto Champions. 

STANCHI E FELICI La scimmia ha fatto così. Ha preso il numero 8, si è messo a giocherellare con il piede destro, si è abbassato a prendere il pallone da falso nove, finto centravanti, chiamatelo come vi pare. Finto però lui non è per niente. El Mono per sé e per la Roma. «Perché quando uno arriva in una squadra nuova e subito ti fanno giocare, è segno di grande fiducia – dice lui –. Questa è una vittoria importante, perché abbiamo recuperato due punti alle squadre davanti a noi». E pazienza se alla fine la sofferenza è stata grande: «Eravamo un po’ stanchi dopo la partita di martedì contro il Sassuolo. E poi la verità è che dopo il 2-0 pensavamo fosse finita. Meno male che i tifosi ci hanno aiutato, specie nel finale quando ci mancava un po’ l’aria. Ma va bene così. E va bene pure il mio ruolo: contro le squadre chiuse è giusto provare». È giusto pure riuscirci, perché quel destro al volo dopo un soffio di secondo tempo vale come biglietto da visita alla prima nel suo nuovo stadio. Vale come «trepuntitre» per la Roma, tornata a credere in quello che fa. 

COME UN DERBY Vale pure, quel gol, come cartolina ricordo ai suoi vecchi tifosi. Perotti ha vinto finalmente il suo primo derby. L’ultimo non l’aveva neppure giocato, fuori per squalifica a inizio gennaio, virtualmente già venduto alla Roma in una trattativa che poi è diventata un romanzo a puntate. Negli altri due match contro la Samp non era mai riuscito a vincere, tantomeno a segnare. «Fare un gol alla Samp, per me che ho lasciato il cuore a Genova, è speciale. Questa è proprio una giornata molto felice», dice lui. E se la ride. Perché sa di avere iniziato nel migliore dei modi l’avventura più importante. «Sono qui per dare una svolta alla mia carriera», aveva detto appena atterrato a Roma. Ieri sera ha rilanciato, come al casinò: «Sono in un bel momento, ma questo è un periodo fortunato per tutta la Roma. Siamo alla terza vittoria consecutiva, ora stiamo bene e siamo risaliti in classifica. Ma non possiamo fermarci adesso. E soprattutto, dobbiamo ancora crescere». Certo che lui una mano importante a Spalletti l’ha data. In Cina, al netto del Capodanno, la Roma ha spedito Gervinho, proprio l’uomo di cui Perotti ha preso il posto. Passaggio necessario, dentro quei milioni poco ivoriani e molto cinesi, dentro questo argentino che non poteva non arrivare a Roma. Doveva accadere un anno fa, gennaio 2015. Scusate il ritardo. E una piccola scusa, forse, andrebbe data anche a Rudi Garcia, l’allenatore che aveva dato l’ok al suo acquisto e poi non è mai riuscito ad allenarlo. Chissà come sarebbe stata la storia. Ma il capitolo che conta, ora, è quello successivo. Buon anno, Perotti. 

Fonte: La Gazzetta dello Sport - Stoppini

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