Rassegna Stampa

L’elogio a Gyomber, il primo monito al gruppo

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 11-03-2016 - Ore 08:14

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L’elogio a Gyomber, il primo monito al gruppo

MESSAGGERO - CARINA - «Voi mi prendete per il culo, ma questi sono i comportamenti giusti…». La parabola lessicale dello Spalletti 2.0 è lunga e probabilmente non è ancora terminata. Dall’elogio pubblico di Salah dopo Roma-Palermo alle parole dell’altra sera nel post-Madrid, si sta tornando lentamente alla normalità. Che non è fatta soltanto dalle 7 vittorie consecutive, dal ritorno al terzo posto con vista sul secondo o dalla ritrovata competitività. Si tratta della stessa normalità che Lucio invocava nella sua prima esperienza romana e che mai come ora è necessaria a Trigoria. Perché negli ultimi anni troppo spesso ci si è assuefatti a festeggiare il nulla. Due secondi posti a 17 punti dal vincitore, sono certamente buoni piazzamenti ma valgono alla fine soprattutto per le casse della società. Non per il tifoso che nel primo caso ha salutato lo scudetto a fine marzo e nel secondo a metà febbraio. Per questo motivo lo scalpore che ha creato il discorso di Lucio l’altra sera è forse la spia del risveglio dal lungo torpore. Perché riascoltandolo a freddo, Spalletti non ha detto nulla di trascendentale. Più o meno erano gli stessi concetti espressi dopo Juve-Roma quando c’era la corsa in tv a fargli i complimenti per aver perso soltanto 1-0. 
ESEMPIO SLOVACCOQuello di martedì è stato un discorso normale, fatto da un uomo altrettanto normale che quando siede in panchina si trasforma in speciale. Ma questo riguarda la sfera tecnico-tattica. Il primo segnale lanciato per ripristinare la normalità perduta è arrivato dopo la vittoria col Sassuolo. In quella gara Spalletti fu costretto a utilizzare Gyomber. Lo slovacco iniziò a sinistra, ci rimase 37 minuti (dal 43’ del primo tempo al 35’ della ripresa) e finì sulla fascia opposta, non brillando in nessuna delle posizioni occupate. Ma lo spirito di sacrificio mostrato dal ragazzo, la volontà di non arrendersi, di dare tutto quello che aveva, evocando con la fasciatura in testa un calcio che non esiste più, lo trasformarono – nonostante i palesi limiti tecnici - nel migliore in campo agli occhi di Lucio. E non solo ai suoi, se è vero che De Rossi ha poi incollato la foto del difensore sull’armadietto. Ma non finisce qui, con l'elogio pubblico fatto a Salah poco tempo fa, non per la doppietta col Palermo ma per la rincorsa di un avversario sul 4-0. Piccoli passi che si trasformano in balzi nella testa della squadra. Mai come stavolta, Spalletti va ascoltato. E quando dice che è tornato a Roma per completare un lavoro, va assecondato. Per non avere rimpianti, fra qualche tempo, di aver perso l’ennesimo treno.

Fonte: MESSAGGERO - CARINA

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