Rassegna Stampa

L’Eurogruppo di Conte «Per esserci serve di più»

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 13-10-2015 - Ore 08:20

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L’Eurogruppo di Conte «Per esserci serve di più»

CORRIERE DELLA SERA - BOCCI - Presente e futuro si accavallano in questa strana vigilia in cui è difficile mantenere alta la concentrazione sulla Norvegia perché troppi sono i temi urgenti che spostano in avanti l’attenzione: il futuro di Conte e l’Europeo che nasce. «La mia impressione è che Antonio sia contento di stare in nazionale. Non è solo il c.t. ma il responsabile di tutte le squadre giovanili, può fare quello che vuole. Per intenderci: l’Under 21 non è andata all’Olimpiade, ma abbiamo mantenuto i tecnici che ci ha indicato lui e non quelli che volevo io», dice Carlo Tavecchio. Una carezza all’ex bianconero e uno schiaffo a Di Biagio. Conte e solo Conte, che è corteggiatissimo e adesso non pensa al rinnovo. Il presidente federale, pronto a ricandidarsi, ha paura di Chelsea e Paris Saint Germain, non di Roma e Milan: «Le sirene ci sono, soprattutto internazionali perché in Italia non so chi sia in grado di sostenere certi oneri», cioè investire quasi 5 milioni di euro a stagione come è nella condizione di fare la Federcalcio grazie al sostegno della Puma. 
Anche l’Europeo appena conquistato schiaccia l’incrocio norvegese. Tavecchio guarda Parigi e alza l’asticella: «L’obiettivo minimo è entrare tra le prime quattro». Conte, più pratico e meno sognatore, frena: «Non c’è un obiettivo minimo, né uno massimo. Vogliamo arrivare più in alto possibile, ma non partiamo con i favori del pronostico». E guardando avanti, più che al contratto, pensa ai 23 che porterà in Francia: «La qualificazione conquistata peserà molto nel momento in cui dovrò scegliere. Chi vuole entrare sappia che dovrà fare molto meglio di chi c’è già. Non bastano due gol o due partite giocate bene per andare all’Europeo, non bastano le correnti che da nord e sud spingono questo o quel giocatore». Il messaggio sembra indirizzato al solito Balotelli, ma soprattutto a Insigne e Berardi, tornati a casa per semplici contrattempi fisici più che per veri infortuni. La sensazione che in Azerbaigian sia nato un gruppo, che Conte vuole modellare, plasmare, migliorare. 
Stasera per forza di cose l’allenatore sarà costretto a cambiare, condizionato dagli infortuni, un vero flagello: 3 in 3 giorni. L’ultimo, Parolo, è il più serio: rischia di stare fermo 20 giorni per una lesione al flessore della gamba sinistra. L’emergenza è totale, soprattutto a centrocampo. Verratti, alle prese con una botta al polpaccio, non sarà rischiato e Pirlo, sofferente agli adduttori, al massimo potrà andare in panchina. Fuori il vecchio e il nuovo regista, Conte contro la Norvegia medita di ripresentare il 3-5-2 con Montolivo al centro della scena, in un centrocampo inedito in cui gli interni saranno Florenzi e Soriano. Il dubbio è a sinistra tra De Sciglio e il motivatissimo El Shaarawy. La partita ha un doppio significato: conservare il primo posto nel girone e cercare di mettere dietro il Belgio nel ranking Uefa in modo da essere teste di serie al sorteggio del 12 dicembre a Parigi. Più facile la prima missione della seconda. Ma Conte, soprattutto, vuole verificare la crescita della squadra. In Francia capiterà spesso di dover cambiare uomini e sistema nel giro di pochi giorni o addirittura nella stessa partita. Una prova di maturità, pensando a giugno. Prevendita fiacca (25 mila biglietti): anche la gente è concentrata sull’Europeo. 

Fonte: CORRIERE DELLA SERA - BOCCI

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