Rassegna Stampa

L’incertezza del diritto

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 09-04-2014 - Ore 09:01

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L’incertezza del diritto

Nel nostro calcio, la certezza del diritto è diventata la sicurezza di non capirci niente. Così la stagione del grande caos, quello delle regole sulla chiusura degli stadi e sul razzismo cambiate in corsa, regala l’ultima perla: la moviola in campo mascherata da prova tv.

Proprio non si può chiamare in altro modo l’applicazione della norma che ha portato alla squalifica di Destro: moviola in campo. Fine del dibattito, con buona pace del precursore Biscardi: la sua televisione, rispetto a questa, era roba da fratelli Lumière. Perché la prova tv dovrebbe integrare quello che l’arbitro non vede, non correggere gli errori che commette. Nell’azione di Destro, il direttore di gara interviene e sbaglia, dunque non ha senso sovrapporgli una sentenza montata in studio come un filmato.

In questo modo vale tutto: perché non ripetere una partita per un fuorigioco evidente, per un rigore sacrosanto? Replay, nel senso che si rigioca. Qui non si tratta, ovviamente, di parteggiare per la Roma o per la Juve, né di stabilire se siano più lunghe le mani di Destro o di Chiellini. I giocatori sono pregati di tenere dita e gomiti a posto. Dopo, però, non si può forzare l’uso di uno strumento tecnico facendolo passare per semplice applicazione normativa. Altrimenti si va verso l’autopsia di ogni segmento di gara, meglio se di cartello, con decine di telecamere dedicate. Pensate cosa accadrebbe se Juve e Roma fossero divise da uno o due punti, oppure fossero alla pari: la presenza o l’assenza di Destro potrebbero falsare il campionato, così come due dei suoi tre gol al Cagliari, segnati quando lui in campo non doveva più esserci. Una telecamera non può diventare un pubblico ministero, un avvocato difensore o un presidente di giuria. La moviola non è un autovelox, è solo un gioco virtuale per interminabili discussioni, con tempi e punti di vista impossibili da paragonare agli occhi degli arbitri, un po’ troppo spesso fuori fuoco, questo sì. La prova televisiva va ricondotta nell’alveo in cui la pensò il legislatore, oppure si riscriva il regolamento, possibilmente non a campionato in corso e chiamando le cose col loro nome: persino la Costituzione non è immutabile, figurarsi la prova tv. Ma non si può cambiare così, fino a prova contraria.

Fonte: LA REPUBBLICA - CROSETTI

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