Rassegna Stampa

L’Inter è bella. La Roma terza. Nainggolan prende Perisic e blinda l’area Champions

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 20-03-2016 - Ore 07:31

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L’Inter è bella. La Roma terza. Nainggolan prende Perisic e blinda l’area Champions

LA GAZZETTA DELLO SPORT - VERNAZZA - E alla fine sulla ruota dell’Olimpico è uscito il pareggio della scontentezza. Che cosa se ne fa la Roma di un punto se nelle segrete stanze di Trigoria l’obiettivo reale è il secondo posto? Oggi il Napoli potrebbe allungare a più sette sui giallorossi. E l’Inter? L’1­1 raffredda le speranze di riagganciare la terza posizione Champions: a meno cinque era e a meno cinque resta. Al di là degli obiettivi di classifica, la grande sfida qualcosa però ha detto. Per esempio, si è avuta conferma che all’alba dell’ottavo mese di campionato l’Inter ha trovato una riconoscibilità di squadra. Non gioca ancora bene, ma neppure gioca male come all’inizio quando pure vinceva a raffica. Le fasce come prima risorsa: ieri sera, Biabiany e Perisic tra i migliori. Perisic, sempre più maschio alfa e trascinatore del gruppo, è arrivato al sesto gol in campionato, quattro dei quali in trasferta. Nell’Inter di oggi molte strade, se non tutte, portano a lui.Roma interrotta, stop alla serie delle otto vittorie consecutive, ma i tifosi ci pensino bene prima di gettare la croce addosso a Dzeko. Che piaccia o no, la Roma ha raddrizzato il risultato quando Spalletti ha spedito in campo il bosniaco.

SENZA NOVE – Nella Roma fuori Dzeko per scelta tecnica, nell’Inter niente Icardi per infortunio. Centravanti, dove siete? La rinuncia di Spalletti alla prima punta rappresenta una precisa scelta. Perotti viene investito pro­forma del ruolo, in realtà l’argentino corre dappertutto tranne che nel cuore dell’area. L’obiettivo è dichiarato, non concedere riferimenti fissi ai due centrali difensivi nerazzurri e creare un vuoto tra la difesa interista e il centrocampo, una terra di nessuno in cui a turno si lanciano Pjanic e Nainggolan. I due interni romanisti sembrano ascensori che si incrociano: se uno sale, l’altro scende. Il piano non riesce, perché Medel e Murillo non sono fessi e presidiano a dovere la «no man’s land». L’alternativa romanista è l’apertura o il cambio di gioco sulle fasce, per gli sprinter Salah ed El Shaarawy, però la linea a quattro di Mancini non si fa prendere alle spalle, si muove con gli specchietti retrovisori bene orientati. Dall’altra parte Mancini si affida al movimentismo di Eder. Il brasiliano si spende e si spande, ma al largo degli ultimi sedici metri. Chi attacca la porta di Szczesny? Nessuno. Il primo tempo vive di posizionamenti e ricollocamenti, non proprio uno spettacolo esaltante. Roba buona per chi apprezza la cerebralità degli scacchi.

CON UN NOVE – Spalletti all’intervallo si rende conto che col «falso nove», contro quest’Inter attenta a evitare che si creino corsie preferenziali per i velocisti della Roma, si rischia di fare il gioco dell’avversario. Così, in principio di ripresa, ridisegna il tridente, dirotta Perotti in fascia e «centralizza» Salah. Chiaro l’obiettivo, acquisire più spessore e consistenza al cospetto di Miranda e Murillo. Una ripartenza alta ben orchestrata dall’Inter rende però subito superfluo l’accorgimento e il diagonale di Perisic – su assist diBrozovic, un gol «made in Croazia» – certifica quel che già si era notato: la predominanza interista sulla sinistra, dove Florenzi è condannato a un costante uno contro uno suPerisic, situazione da cui l’azzurro esce stravolto. A quel punto, sotto di un gol, Spalletti rompe il cerchio, toglie Keita, un centrocampista, e inserisce Dzeko, un vero nove, con incorporato cambiamento di sistema, da 4­3­3 o 4­1­4­1 a 4­ 2­3­1. Dzeko fa quel che deve, si installa al centro dell’attacco e costringe Miranda a dannarsi per fronteggiarlo. Nell’ordine succede quanto segue: Dzeko di testa obbliga Handanovic a super deviazione e buon per l’Inter che arbitro e giudice di porta non si accorgano del mani di Miranda a smorzare la conclusione; Dzeko, solo davanti a Handa e con la porta spalancata, scaraventa il pallone in curva, ennesima «callonata» di stagione; Dzeko suo malgrado respinge di pancia un tiro a botta sicura di Salah; Dzeko, di riffa o di raffa, con un assist «sporco», imbecca Nainggolan per il gol dell’1­1. Tutti motivi per cui tanti tifosi si sono rafforzati nella convinzione che Dzeko sia un nove da sbolognare in fretta sul prossimo mercato. Sarà, ma i romanisti sappiano che ieri la Roma si è salvata grazie a Dzeko, che in 33 minuti ha toccato 11 palloni in area interista.

CONCLUSIONI – La tattica del «falso nove» affascina, consente di imbastire bellissime rievocazioni d’epoca, ma di norma gli scudetti si vincono con i veri nove. Prendete la Juve capolista, che di nove d’alto bordo ne conta addirittura tre – Mandzukic, Morata e Zaza– senza contare Dybala, inquadrabile come 9 e mezzo. Oppure guardate il Napoli: dove sarebbe Sarri senza i 27 gol di Higuain? Coi «falsi nove» ci si fa belli, coi «veri nove» di solito si va lontano.

Fonte: La Gazzetta dello Sport - Vernazza

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