Rassegna Stampa

L’Italia di Conte non finisce mai. La Svezia ci imbriglia, ma allo scadere: Eder! Azzurri già agli ottavi

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 18-06-2016 - Ore 07:07

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L’Italia di Conte non finisce mai. La Svezia ci imbriglia, ma allo scadere: Eder!  Azzurri già agli ottavi

LA GAZZETTA DELLO SPORT - LICARI - Negli ottavi dopo 180’, senza prendere gol per il quarto match di fila, e con Eder alla Paolo Rossi, cioè qui contro tutto e tutti. Elogio della perfezione? No. Eder si prende la ribalta e stende la Svezia con incantevole botta finale grazie alla partecipazione straordinaria di Zaza. La difesa è insuperabile. Ma l’1-0 agli scandinavi, più che elementari, quasi basici, con il totem Ibra discontinuo a dir poco, lascia un retrogusto amaro. Per quello che poteva essere ieri, un successo facile facile senza aspettare l’88’. E per quello che potrebbe essere domani: un’Italia che, quando dovrà far gioco, si troverà in grossi guai se non velocizza la circolazione, non si muove senza palla, non aggiusta la mira, non aggredisce. Non è giusto dire che l’immagine del Belgio è cancellata, ma un po’ offuscata sì.

ITALIA FINALE - Spiacevole nel giorno della qualificazione anticipata, ma neanche Conte, così perfezionista, sarà contento di quanto visto. Senza vigore né cattiveria. Aspettando di capire, dopo Irlanda-Belgio, se siamo già primi o se con gli irlandesi è in ballo la classifica, meglio godersi gli ultimi minuti. La Svezia disidratata di fiato e idee, e l’Italia che finalmente si decide a inserire la quarta, pressare alto e impedire la ripartenza: palla bassa, stop lancioni inutili e appoggi sgangherati. I lungagnoni nordici non sanno gestire l’assalto e crollano: Zaza entra di fisico, Eder trova corridoio, palla e soprattutto palle per andare dritto, allargarsi e scagliare il destro all’angolo. Candreva poco dopo quasi replica, sarebbe stato troppo. Ma questa è la Svezia: mini. E l’Irlanda, con l’aggressione, l’aveva smascherata. Noi, col nostro andamento lento, l’abbiamo tenuta in piedi senza che riuscisse a tirare in porta una volta (come con l’Irlanda). Ma non c’è da vantarsi. 

ANDAMENTO LENTO - Conte, che tra i meriti ha il miracoloso recupero di Eder, insostituibile per possesso e verticalizzazione, doveva chiedere di più. Il copione, infatti, sembra proprio quello visto col Belgio, escluso Florenzi per Darmian: attendismo e ripartenza. Difensivi insomma, quando la Svezia meritava di essere messa subito all’angolo: non c’è controprova, ma segnando un gol difficilmente ci avrebbero recuperato, il contrario. Ma che cosa fanno gli azzurri? Aspettano e sperano. Gli svedesi sono legnosi, Ibra pare svogliato e disgustato dalla mediocrità attorno, e noi ci fermiamo ai primi capoversi della sceneggiatura: presa palla, infatti, si va a due all’ora. E così li aiutiamo a piazzare il 4-4-2 di armadi, a chiudere ogni spiraglio, a prendere coraggio, visto che non vinciamo un uno contro uno e non cambiamo mai fascia. Non c’è un lancio verticale (Bonucci) che non sia approssimativo. Prevedibili insomma. Tutto in bocca agli svedesi che, tra chili e centimetri, anticipano e abbattono. Che poi non sappiano che cosa fare è un’altra storia.

LO SPRECO - Dicono le cifre: possesso alla pari (51% loro), territorio idem (50%). Ma dicono anche che, una volta verso la zona gol, loro sono peggio di noi. E dietro non hanno Chiellini, il migliore della stagione, e Barzagli, l’altro implacabile: Guidetti è un bluff, Ibra non respira e deve abbassarsi per impostare l’azione. Niente rischi, niente tiri a Buffon. Noi invece quattro, tra i quali una traversa di Parolo, il gol di Eder, la paratissima su Candreva. Praticamente in tutte le azioni in cui ci siamo dati una smossa. Come dire: che spreco. Troppi erano gemelli diversi di quelli del Belgio. Su tutti Pellè, imbarazzante per come non fa una cosa giusta, ma anche Giaccherini, sotterrato dai centimetri di Ekdal, e lo stesso Parolo intimidito. De Rossi sfanga la sufficienza perché lotta da duro ma nel chiaro 5-3-2 difensivo, giocando più avanti degli esterni Candreva e Florenzi, e senza un uomo da curare, non serve il centromediano alla Busquets.

ZAZEDER! - Secondo tempo migliore, gli urlacci di Conte devono averli sentiti anche a Stoccolma. Hamren non ha mosse alternative, noi ci alziamo e Zaza, nell’ultima mezzora per l’irriconoscibile Pellè, apre finalmente spazi fin lì soffocanti, muovendosi a 360 gradi e mostrando i denti. Eder è uno spettacolo di pressing, sacrificio, tentativi di regia avanzata che non sempre riescono perché in mezzo le prendiamo da Ekdal e Kallstrom. Un’idea tattica la Svezia ce l’ha: esterni bassi a turno all’attacco e quelli alti accentrati, per una linea offensiva a cinque cui l’Italia risponde con gli stessi effettivi. Zero fantasia loro, anonimi noi. Quasi da fare più paura agli altri. Ma come – penseranno francesi, inglesi e compagnia bella –: giocano così così, faticano, vincono e non rischiano niente (un Lukaku in 180’)? Tra qualificazioni e fase finale, solo Italia e Inghilterra, oltre alla Francia ospite, non hanno mai perso. Speriamo che anche questo significhi qualcosa, in un Europeo dalle distanze minime.

Fonte: La Gazzetta dello Sport - Licari

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