Rassegna Stampa

L’Italia si ferma al palo

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 16-11-2016 - Ore 06:56

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L’Italia si ferma al palo

IL MESSAGGERO - TRANI - Il palo colpito da Belotti nel finale fa rumore e risveglia il dolore dei 18 rigori dell’Europeo. Ma almeno l’Italia non perde il 3° match nello stesso anno contro la Germania. Lo 0 a 0 nell’amichevole di San Siro, tra l’altro, fa coraggio a Ventura che ammira la personalità della Nazionale contro i campioni del mondo. L’equilibrio tattico permette agli azzurri di non prendere gol per la seconda gara di fila. E davanti non c’è, come sabato sera a Vaduz, il Liechtenstein.

ANCORA A SPECCHIO – In tribuna, a Milano, c’è Balotelli. Ne fece 2 di reti ai tedeschi, nella semifinale di Euro 2012 a Varsavia. La sua presenza non intimorisce certo Belottie Immobile che, soprattutto nella ripresa, spaventano Leno. Ma, 3 gol a testa nelle ultime 2 partite, interrompono la loro serie positiva. Di sicuro non fanno passi indietro e spingono l’Italia a sentirsi grande, con De Rossi a proteggerli e al tempo stesso ispirarli. I fischi, intanto, non si negano a nessuno, nella circostanza toccano ai campioni del mondo e non perché hanno eliminato l’Italia in Francia il 2 luglio scorso: la gente della Scala del calcio è alla moda e si adegua alla brutta abitudine che ormai caratterizza il comportamento del pubblico dei nostri stadi, pronto a offendere la nazionale ospite durante l’inno. A centrocampo gli applausi di Buffon, seguito dagli azzurri e dai tedeschi per interrompere i disturbatori che aspettano a placarsi. Meno male che i protagonisti sono i giocatori anche dopo il fischio d’inizio. L’amichevole che chiude la stagione agonistica è più interessante del previsto. Ventura e Loew si marcano tatticamente e recitano a San Siro con lo stesso copione: il 3-4-3. Il copiato è reciproco, come accadde a Monaco il 29 marzo scorso: la Germania vinse 4 a 1 e fece passare la voglia a Contedi utilizzare quel sistema di gioco, tant’è vero che in Francia si presentò con la certezza del suo 3-5-2.

CINQUINA DIFENSIVA – Il quarto di finale di Bordeaux è lontano 135 giorni e, vedendo gli assenti, anche di più: solo 8 reduci nelle formazioni di partenza, 4 per parte. Buffon, Bonucci, Parolo, Eder, Kimmich, Howedes, Hummels e Mueller. Se l’Italia è quasi la migliore secondo Ventura che abbandona il rischioso, per il livello dell’avversario, il 4-2-4; la Germania sa tanto di sperimentale anche se l’unico debuttante è l’esterno sinistro ventiduenne Gherardt. Di giovani, comunque, ne mette più del suo collega azzurro: Weigl e Goretzka, ai primi passi nella Mannschaft, e anche Kimmich sono ventunenni come Romagnoli, il più giovane tra titolari della Nazionale. I tedeschi si prendono la gestione del match nel primo tempo, ma Buffon fa giusto una parta di piedi su iniziativa di Goretzka. Immobile, invece, spreca su verticalizzazione di De Rossi: destro sul fondo. Ventura, come previsto, difende con la linea a 5: Rugani e Romagnoli si stringono a Bonucci e fanno muro in mezzo, contando sui terzini, Zappacosta a destra e Darmian a sinistra, con il primo che si butta spesso sulla fascia, accompagnando l’azione. Le similitudini riguardano sia la difesa che l’attacco. Anche la Germania abbassa i suoi esterni Kimmich e Gerhardt. E va in pressing con il tridente offensivo composto da Goretzka, Mueller e Gundogan che si scambiano le posizioni. Lo stesso fanno Eder, Belotti e Immobile su Howedes, Mustafi e Hummels. La scacchiera prevede anche le marcature personalizzate tra mediani De Rossi con Rudy e Parolo con Weigl. Ventura, dopo l’intervallo, fa entrare Donnarumma per Buffon e Astori per Romagnoli. Loew Tah per Hummels. L’Italia va meglio nella ripresa. E’ più brillante e soprattutto più propositiva. De Rossi fisicamente sta bene e si capisce da come interpreta la gara. Belotti e Immobile cercano la profondità e ripartono con convinzione. La Germania ci prova con altri nuovi: il talentino Gnabry, tripletta al debutto venerdì contro San Marino, e il centravanti Volland. Poi anche con Goetze. Fiacco Bernardeschi, dentro per Eder.

Fonte: IL MESSAGGERO-TRANI

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